Puff pant… Paff punt…
Patty si aspetta un post da me.
Perchè, dice, scrivi di tutto e non scrivi giusto della mia visita a Roma?! Ha ragione ma dimentica, molto probabilmente, che le cose più importanti, le amicizie più strette, i contatti più veri difficilmente arrivano su queste pagine elettroniche. Perchè spesso non so cosa dire, perchè mi ci arrovello così tanto che poi desisto, perchè non è eticamente corretto ridurre anche i silenzi tra due amici a quattro frasi sparse qua e là … Stavolta ci provo e, sin dalla foto che potete ammirare qui sopra, si può capire che genere di vacanza sia stata. D’altronde, non per niente io e Patty siamo famosi per i nostri metodi di sollevamento del morale durante le lezioni di Architettura del paesaggio. Giusto l’altro pomeriggio, a spasso per Roma, ricordavamo la mia magistrale imitazione della scimmia urlatrice mentre la Prof.ssa spiegava, con l’ausilio di lucidi e fotografie, i giardini di non ricordo quale città . Per non parlare poi delle ore di cazzeggio passate sulle scale anti-incendio della facoltà . Insomma, l’amicizia tra me e Patty è nata praticamente tra i banchi dell’università e, tra un consiglio amoroso e una cordiale sfanculata (quasi sempre da parte mia, e quasi sempre per i suoi pacchi), siamo arrivati ad oggi. Non è stata una vacanza normale. Tre giorni per visitare Roma, con la deformazione professionale di due archeologi (tutto ciò che fosse più tardo del III secolo d.C. non meritava la nostra attenzione). Tre giorni per stare insieme, per chiuderle la bocca quando cominciava a parlare troppo di una certa persona, per ridere delle nostre solite scemenze, per puntare la sveglia alle 7:00 e svegliarsi alle 9:00, per aiutarmi con i soliti messaggini del cazzo, per seccarci continuamente di aspettare l’autobus, per camminare a passo svelto, per rimpinzarci di dolcetti provenienti direttamente da Reggio Calabria, per ridere di un ometto che parlando al telefono continuava a ripetere “i miei ossequi, dottore”, per pranzare in una trattoria vicino Piazza Navona, per non comprendere quello che dice la cameriera in italiano e per continuare a non capire quando passa all’inglese pensando che fossimo stranieri, per girare per l’Isola Tiberina a fare foto, per mangiare alla tavola calda araba con la compagnia di Brambri, per andare alla BlogBeer…
Sto sicuramente dimenticando una marea di cose, ma credo che quest’elenco dovrebbe bastare per esaudire la richiesta di Patty o, comunque, per arginare le sue lamentele circa questo post… Che poi, in realtà , io scherzo… Chi conosce Patty e chi, come qualcuno dei partecipanti alla BlogBeer, la conosce almeno un poco, sa che è una ragazza speciale. Capace di sfottò e slanci d’affetto… Come me, che ci ho messo quasi mezzora a scrivere queste poche righe e che non smetterò di ringraziarla per essere mia amica e per esserci sempre. In ogni momento della mia incasinatissima vita.








