Archivio di December 2007

Solo 365 giorni…

Monday 31 December 2007


© romanlily

E’ arrivato il momento che attendevo da un po’ di mesi. Finisce un anno, ne comincia un altro. Come sempre non credo ci sia granché da festeggiare: come dicevo oggi a Patty, semmai festeggerò la fine di questo 2007 ma sicuramente non farò salti di gioia per l’arrivo del 2008. Ovviamente anche io faccio mille propositi, ma con la consapevolezza di non riuscire a portare a compimento niente di tutto ciò che mi prefiggo. Oggi però è un giorno particolare, al di là del fatto che è l’ultimo giorno dell’anno. Oggi questo blog compie un anno. Mi sembrava doveroso spegnere una piccola candela virtuale per questo compagno di avventure (e sventure), per questo mio braccio armato, per quest’estensione della mia vita, per questa creatura a sé stante. Mi ha dato mille soddisfazioni e mi ha creato altrettanti problemi. Rappresenta me stesso; a volte contraddittorio, ma sempre sincero. E non è mai stato solo un diario elettronico, ma il punto dove riverso ciò che scrivo sulle numerose Moleskine che mi porto sempre dietro… Ci sarà un giorno in cui partirò per andare lontano e potrò portare con me solo la macchina fotografica e diari cartacei. Sarà il mio momento; l’esperienza di una vita. E questo blog ne sarà fedele riproduzione. Il lavoro di un amanuense. Auguro questo al mio spazio virtuale. E a me stesso.

Oriente

Sunday 30 December 2007


© photo_phantoms

“Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.”
Silenzio.
“Che sia troppo tardi, madame.”

(Oceano mare - Alessandro Baricco)

Imperscrutabile verrà…

Friday 28 December 2007


© lonelydxb

… il tuo pensiero,
per dissotterrare lembi di vita mai nascosti definitivamente;
… il mio odio,
per condire frammenti di viso con indicibile disprezzo;
… la tua sincera devozione,
per sbranare ancora un po’ di ciò che resta della mia malattia;
… il mio affanno,
per celebrare l’immutabile destino che inevitabilmente spadroneggia;
… la tua fuga,
per sancire ancora una volta la mia parvenza di potere;
… la nostra fine,
per ingabbiare ogni prospettiva.

E allaccio una scarpa sì e una no…

Thursday 27 December 2007

Chissà come mai, poi, quando mi ritrovo ad attendere un sms mi vengono i pensieri più strani… Poco fa riflettevo sull’innata facilità che possiedo nel dimenticare le cose. Mia cugina dice che chi dimentica una cosa da dire, vuol dire che si tratta di una bugia. Questo non lo so. Però mi capita con i lacci delle scarpe, con i libri, con le stazioni della metropolitana… Cioè, tanto per precisare che non mi capita solo con i discorsi o con le parole. Anche se devo dire che il fatto che mi piaccia scrivere potrebbe essere legato a questo aspetto della mia mente psicolabile. Così fisso i concetti e non dimentico nulla. Beh, ora che ho scritto un paio di righe posso anche avvertirvi del fatto che avevo qualcosa da dire e perciò ho iniziato a scrivere. Poi però l’ho dimenticata.
Forse era una bugia.
Ma io non sono un cretese.

Ci sarebbe un treno alle tre…

Thursday 27 December 2007


© kathalijne

Quanto costa una parola?
Quanto vale un discorso intero?
A quanto ammontano mesi di parole, libri, canzoni, sorrisi e lacrime? Quanto si è disposti a spendere per sentire un’emozione giusta al momento giusto? E ora c’è il rumore del treno sulle rotaie, l’odore elettrico della locomotiva, il palpitare incessante delle foglie appese a rami troppo deboli per sostenerle. Così sono io. Irrimediabilmente in bilico sulle mie paure ma reso più forte da ciò che sento. Provare non è il verbo giusto; niente si prova, niente si sperimenta, niente si riesce a distruggere. Hai avuto numerose notti per farlo ma il risultato era scontato ancor prima di cominciare la tua opera. Smantellare non è il verbo giusto; si può distruggere fino alle fondamenta qualcosa che però si è costruita prima. Ci sono stati dei momenti in cui hai creduto di poterlo fare, di essere in grado di spaccare e smembrare un qualcosa che è più grande di te. Di noi.
E poi sei tornata qui. Ci sei, e non ci sei.
E io sono ancora qui. Ci sono, e non ci sono.
Ma è il nostro destino, non trovi?!
Quanto vale questo momento?

Escluso il cane - Rino Gaetano

Wednesday 26 December 2007

Chi mi dice ti amo, chi mi dice ti amo,
ma togli il cane, escluso il cane.
Tutti gli altri son cattivi, pressoché poco disponibili;
miscredenti e ortodossi di aforismi perduti nel nulla.
Chi mi dice ti amo, chi mi dice ti amo,
se togli il cane, escluso il cane.
Non rimane che gente assurda con le loro facili soluzioni;
nei loro occhi c’è un cannone e un elisir di riflessione.
E tu non torni qui da me!
Perché non torni più da me?
Chi mi dice ti amo, chi mi dice ti amo,
ma togli il cane, escluso il cane.
Paranoia e dispersione, inerzia grigia e films d’azione;
allestite anche le unioni dalle ditte di canzoni.
E tu non torni qui da me!
Perché non torni più da me?

Che ne dici di fuggire via?!

Wednesday 26 December 2007


© clovermountain

Lo ammetto…
Stavo per intitolare questo post “Lamenti innevati #2″; avrei avuto tutte le ragioni per farlo ma, non so come mai, alla fine ho deciso di cambiare. Certo, non è che questo titolo sia poi così allegro e natalizio, ma tant’è… I titoli li scelgo io e voi vi limitate a leggere. Ché ancora non è giunto il momento in cui voi numerosi commentatori (e voi, ancora più numerosi, lurkers) avete il potere di decidere titoli e argomenti!
Ieri mega-pranzo di Natale che, come da tradizione, viene passato in compagnia della famiglia di mio padre (sei fratelli, fate un po’ il conto). Non sono qui per fare la telecronaca ma mi limito a dire che, dopo aver concluso il pranzo e preso il caffè alle 17:30, alle 21:00 eravamo di nuovo a tavola. Secondo round. Alle 23:00 mi veniva da rimettere e ho preferito passare il resto della serata a casa, spaparanzato sul letto. Aggiornamento sul versante regali: un paio di pantofole gigantesche a forma di Homer (da parte di Benny e Bianca; regalo graditissimo… ora sono un vero style-man in giro per casa!) e un libro di Matilde Asensi (da parte della zia che, incredibilmente, ci ha azzeccato!).
E poi una piccola riflessione: per motivi economici (leggi come non-intendo-regalare-soldi-alla-vodafone), non ricarico il cellulare da tempo immemore e non ho neanche i messaggi gratis. Indi ragion per cui non ho avuto modo di fare gli auguri via sms, oltre al fatto che non ho potuto rispondere ai messaggi che mi sono stati inviati. Risultato: solo DUE sms di auguri. Tra l’altro, davvero inaspettati. Dopo aver scoperto l’acqua calda, sono dunque lieto di presentarvi i risultati delle mie ultime ricerche nel campo della comunicazione: se non calcoli nessuno, pochissimi ti calcoleranno (anche a Natale). Il ché, volendo riprendere il discorso di qualche giorno fa, non è stato neanche tanto male (considerando il fatto che non saprei cosa farmene di auguri così generici).
A tal proposito, annuncio urbi et orbe che gli auguri ovviamente sono benaccetti per il mio compleanno, che ricorre il 4 gennaio. Saranno 25 anni, gente. Un quarto di secolo.
Fate un po’ voi!

Lamenti innevati

Tuesday 25 December 2007


© zoen

Ora, tanto per precisare ed essere il più obiettivi possibile… ho ricevuto quattro regali: l’ultimo libro di Wilbur Smith (da parte del mio buon fratello, che sembra disattento ma non lo è), una borsa per la macchina fotografica (senza la macchina fotografica dentro, sia chiaro… quella devo comprarmela io!), un maglioncino per la neve a lupetto di un colore a metà tra il giallo ocra e il tipico giallo canario (da canarino) e una cintura che definire orrenda è un eufemismo… E la cosa che mi stupisce di più è che, dopo quasi 25 anni di vita, mia madre non ha ancora inquadrato il mio stile. Non sa che quella cintura io non la indosserei mai. La cosa più strana però è che il mio stile è anche un po’ merito suo. Davvero, non ho parole. Mio fratello dice che mi lamento sempre; mio padre dice che un Natale senza le mie lamentele non sarebbe lo stesso; mia madre non ha fiatato. E io mi sento una merda, come l’anno scorso, quando i miei se ne spuntarono con il modem wireless per il quale raccoglievo soldi da almeno un mese. Ovviamente, il modello non era quello che avevo in mente io.
L’avevo già detto che questo Natale sarebbe stato un Natale di merda???

Le luci di fine dicembre

Sunday 23 December 2007


© Jedw

Ho aperto la porta con delicatezza, cercando di non fare rumore. Mia madre dorme già. Anche mio fratello. Mentre mio padre è ancora davanti al computer. Ho posato la giacca, spento il cellulare e acceso il Mac sul tavolo del salone. C’è già il panno verde da gioco, l’albero è acceso e trasmette bagliori intermittenti. Dappertutto i segni della festa; candele rosse, porta-bicchieri, bottiglie di vino pregiato e panettoni, pandoro, panforte a profusione. Io non so cosa c’è di speciale in questa festa, non so più cosa c’è di particolare nel Natale. Per me è un’occasione per stare di più in famiglia, ma temo di non aver mai vissuto la cosa più in profondità di così. Ieri sera si parlava proprio del fatto che la gente si fa gli auguri… ma auguri di cosa?! Cosa dovrei augurare a una persona che non conosco? Per come sono fatto io, poi comincio a pensare e va a finire che saluto tutti con un “buone vacanze”, che fa sempre il suo effetto e non smuove più di tanto la religiosità più o meno insita in ognuno di noi. Se solo riuscissi a essere meno cinico e meno concreto…

Occhio vivo e padronanza del mezzo

Saturday 22 December 2007


© antonionemoamato

Lo faccio ogni volta che scendo a casa.
Vado a trovarli. In fondo, sono i miei nonni. E sento che l’abbraccio di mia nonna è sempre sincero, lei è davvero felice di vedermi tornare a casa. Credo lo sia anche il nonno, ma lui ormai difficilmente lascia trapelare le sue emozioni. L’ho trovato sulla sua poltrona, avvolto in una vestaglia calda e coperto da un plaid. Sulle gambe un piccolo piattino: cinque o sei spicchi d’arancia. Masticava, come sempre. L’ho salutato come al mio solito: piccola pacca sulla testa pelata, poi un bacio e il consueto “sai chi sono io?!”. Ma lui non lo sa o, forse, non sa dirmelo. Magari si ricorda della mia faccia, ma non sa dire chi è questo giovanotto che è cresciuto tanto negli ultimi anni. Mia nonna non demorde e, per tutto il tempo della visita, non fa altro che punzecchiarlo chiedendogli “ma ti ricordi chi è lui?!”, “è antonio, studia a roma… ti ricordi?”… Lui a volte scuote la testa, altre volte annuisce. Ma gli occhi sono inespressivi. E’ come se guardasse nel vuoto. E a me ritornano in mente i ricordi di bambino: mio nonno in sella alla bicicletta di mio cugino e noi tutti a ridere, mio nonno che pur di evitare la fila saliva con due ruote sul marciapiede, mio nonno che parlando della sua abilità alla guida diceva che era da imputare a due fattori importantissimi: l’occhio vivo e la padronanza del mezzo. Ora non guida più. Siamo stati costretti a togliergli una delle sue ragioni di vita: la macchina. Da allora è stato un declino inesorabile, punteggiato da piccoli momenti in cui sembra riacquistare lucidità, per poi ripiombare nella più assoluta atarassia. Però ieri sera, quando stavo per andare via e l’ho salutato, ha alzato la mano e mi ha congedato con un ciao. Com’è difficile ricacciare le lacrime di fronte ad un uomo che si aggrappa solidamente a quel poco di dignità umana che gli resta, che resiste imperturbabile, che è capace di farci ridere ancora cantando vecchie canzoni (le poche che ricorda), che sa essere ancora nonno. Nonostante tutto. E tutti.