Archivio di November 2007

Questa è una di quelle notti in cui…

Tuesday 13 November 2007

1) prenderei una bicicletta e farei un giro;
2) telefonerei a una persona a caso che non sento da tanto;
3) mi attaccherei al citofono della mia vicina per chiederle di uscire;
4) guarderei per tre volte di fila questo film;
5) potrei piangere per cinque ore consecutive;
6) mi metterei a studiare e finirei il libro con largo anticipo;
7) comincerei a fotografare dettagli infinitesimali;
8) farei due tazze di cioccolata bollente da bere in compagnia;
9) andrei a letto perchè ho irrimediabilmente sonno;
10) finirei di scrivere post inutili…

[continua qui]

Un template anche un po’ “mio”

Monday 12 November 2007

Sembra che qualcuno abbia apprezzato così tanto una mia foto da sceglierla per inserirla nel template del suo blog. Dopo avermi chiesto il permesso di utilizzarla, eccola lì. Con i colori giusti e l’atmosfera adatta. La cosa mi ha, ovviamente, riempito di “autostima fotografica” (come diceva qualcuno). Per cui invito tutti a cliccare qui.

Internet? Sì, grazie… o forse no?

Monday 12 November 2007


© kimperry

Avevo iniziato a scrivere un post qualche giorno fa, poi l’arrivo del nuovo scanner e il weekend (paradossalmente) hanno bloccato la mia attività di “blogger”. Chi mi segue da un po’ di tempo saprà senz’altro che non sono una persona che ama guardare la televisione (non fosse che per qualche telegiornale, qualche sporadica e interessante trasmissione, e qualche film ben fatto), ma la domenica pomeriggio il caro elettrodomestico più importante d’Italia mi regala attimi di spensieratezza e momenti di sconforto (da leggere con tono ironico). Subito dopo il TG1 dell’una e mezza, capita che ci si sposti su RaiDue (così, per eseguire uno zapping tutto sommato ordinato… numericamente ordinato): ed ecco apparire in tutta la sua arroganza e faciloneria il viso contrito di Simona Ventura. Antonio, il mio coinquilino, sentenzia: “Cambia canale, che non la sopporto!”. Io, pur essendo in perfetta sintonia con il pensiero del mio intransigente amico, gli faccio notare che “se la Ventura ha questa faccia, significa che è successo qualcosa… E’ la faccia della tragedia, non vedi?!”. E infatti, come sempre, il mio cinismo non sbagliava. Non starò qui a dire le solite frasi di circostanza che si sciorinano in questi casi. Io non so se sia più giusto far continuare il Campionato, sospenderlo o pagare la liquidazione a tutti i giocatori e smetterla di far stare un Paese intero con il fiato sospeso la domenica pomeriggio. Davvero, ieri ci riflettevo e non saprei quale sia il male minore. Tanto, mi sembra palese che qui, o si giochi o non si giochi, questi teppisti hanno lo stesso una scusa valida per pestare qualche giornalista, spaccare qualche vetrina, distruggere un numero imprecisato di macchine e, udite udite, deviare il traffico del Lungotevere con le transenne!!! E poi non mi si venga a spiegare la differenza tra un colpo sparato in aria ed uno sparato ad altezza d’uomo, che se io esplodo un colpo mirando al cielo è francamente difficile che io prenda in testa una persona!
Comunque sto andando parecchio fuori argomento. C’è una cosa che non ho capito di questa domenica, o forse sarebbe meglio dire: c’è una cosa che non ho capito di queste ultime settimane. Qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa diavolo interessa all’opinione pubblica che, nell’ordine: Amanda Knox usava Myspace, Raffaele Sollecito aveva un blog, un pazzo che ha compiuto una carneficina all’università aveva caricato un video su YouTube, Gabriele Sandri aveva un blog. Cioè, ma si sta cercando di creare una stretta relazione tra la violenza e Internet? Forse che siamo tutti dei deviati solo perchè abbiamo un blog?

Le strade della città

Friday 9 November 2007


© mornby

Poco fa pensavo al fatto che è da un po’ che non scrivo un post di notte. Prima lo facevo più spesso. Sono successe un paio di cose piacevoli in questi ultimi giorni: in primis un incontro molto divertente e rilassante con una persona che tiene un blog di cui sono tremendamente innamorato (del blog, intendo). La missione era prelevare in tempo i nostri due biglietti per il concerto di Carmen Consoli il 9 gennaio, qui a Roma. La nostra preoccupazione non era quella di non trovare più posti in sala, ma era quella di non riuscire a sederci in prima fila. E noi invece volevamo essere lì. Chi non mi conosce, non sa che sono naturalmente provvisto di una fortuna quasi sfacciata (altresì chiamata culo!), per cui Serenella era molto scettica a riguardo. Si è dovuta ricredere ed è stato bellissimo vederla sorridere con il biglietto in mano; quel biglietto che decretava con assoluta precisione la nostra posizione in prima fila e fugava ogni dubbio circa l’essere relegati in galleria!
E poi stasera… una festa di compleanno a sorpresa. Ho rivisto vecchi amici di un tempo e ho conosciuto persone nuove. E quello che mi ha colpito di più è stata la strada al ritorno: un misto di luci color arancione e fugaci stop rossi. Mi rimbombavano in testa le parole di una canzone di qualche anno fa…

“Ci sono strade che di notte
le distingui solo per l’odore dell’asfalto,
non sei sicuro di esserci mai stato
ma sei sicuro che ci stai tornando…
Ci sono strade luminose, strade senza voce
ed altre invece senza il tempo,
non sei sicuro di esserci passato
ma sei sicuro che ci stai vivendo…”

(Strade - Tiromancino)

Arancino o arancina?

Tuesday 6 November 2007


© mategora

Non importa davvero. Non importa se si dica arancino o arancina (come la chiamano a Palermo). Non importa se è al sugo oppure al burro. Non importa se il riso è condito con zafferano o meno. L’importante è una birra Messina originale (pagata 2,50€) e la compagnia di una vera amica, che sa ascoltare, sa parlare, sa capire soprattutto… E ci si ritrova a ridere delle proprie disgrazie amorose. Come solo noi due, così simili (anche nella cattiva sorte) e così vicini, sappiamo fare…

Riflessioni e decisioni

Tuesday 6 November 2007


© antonionemoamato

Non che ci fosse un motivo particolare per deciderle di chiuderla proprio oggi. Avrei potuto farlo qualche giorno fa, oppure mi sarei potuto prendere ancora un po’ di tempo. Tanto proprio quello non manca mai. E invece ho optato per oggi. In realtà era da ieri sera che ci pensavo, avevo anche iniziato a buttar giù qualche frase, ma poi riflettendoci ero giunto alla conclusione che forse era meglio se passavo la notte con quei pensieri sotto il cuscino. Chissà che non ci ripensassi. Ho passato la notte in treno e, non appena ho messo piede in casa, ho finito quell’email. L’ho inviata. E ora mi sento più leggero. Non devo aspettare più nessuno, non devo attendere che qualcuno si faccia sentire e non devo disperarmi.
Punto.
Poi, conoscendomi, maledirò questo gesto. Ma questa è un’altra storia.

Il fatto

Tuesday 6 November 2007


© valentinopane

Non sono nessuno per parlare di Enzo Biagi. E non per quella stupida mania che prende tutti gli uomini di fronte alla morte di qualcuno: cioè, parlarne bene e a tutti i costi. No. Non sono nessuno perchè non posso portare una testimonianza diretta di chi fosse davvero Enzo Biagi. Però ricordo con piacere il mio rientro a casa, la sera, e la sua faccia così gentile e bonaria ad aspettarmi. Si cenava con lui e si parlava del più e del meno. Portava sempre un altro ospite con sé e mio padre era felicissimo di parlare con loro. Ci si confrontava, grazie a Enzo Biagi. Si rifletteva sulle cose del mondo. Sempre con quella precisione e quel tatto che sono tipici di un chirurgo o di un pompiere. Si muoveva lentamente, Enzo Biagi. E ci sapeva fare davvero. Io lo ricordo così. Quando la sera si sedeva a tavola con noi. Prima che fosse cacciato via dalla sua televisione e dal suo mondo da gente che ora dice di aver sempre avuto stima di lui.

12 ore

Tuesday 6 November 2007


© geppo985

Chiariamo subito una cosa. Questo non è un post di protesta. Il punto è un altro. Quando ti va tutto splendidamente bene e, in un anno di viaggi Sicilia-Roma, non sei mai arrivato con ritardi mostruosi, la prima volta che ti succede ti incazzi non poco. Io riesco ad ammettere che un treno possa accumulare ritardo durante il tragitto, ma che parta già “in differita”, questo no… Mi dà molto fastidio! Non voglio lanciarmi in una requisitoria contro le Ferrovie dello Stato (anzi, Trenitalia), ma non capisco una cosa. Perchè chi sale a Palermo, Messina, Villa San Giovanni, Salerno e Napoli ha tutto il tempo di prendere il treno perchè in queste stazioni ci passiamo interminabili minuti… e chi sale a Milazzo fa appena in tempo a mettere la valigia sul predellino, perchè il treno arriva alle 21:12 e riparte alle 21:13?!
Ieri sera il convoglio in effetti è arrivato alle 22:15 (con un’ora di ritardo) e mi è capitato di assistere ad una scena fantastica. Il treno arriva, si aprono le porte, scende il capotreno e comincia a gridare: “Veloci, che siamo in ritardo!”. Un signore accanto a me mi guarda interrogativo: “E chi è? Cuppa nostra?” (traduzione per i non-siculi: “E di chi è la colpa, nostra?”). Dietro di me, un altro signore esclama concitato: “Fozza ‘ddocu, non ci fati peddìri tempu ‘u caputrenu, chi iè in ritaddu!” (”Sbrigatevi, non fate perdere tempo al capotreno, perchè già è in ritardo!). La proverbiale forza d’animo dei siciliani si nota anche e soprattutto negli sfottò.

Una carezza in un pugno

Monday 5 November 2007


© clarecita1

Alle nove di mattina, solitamente, sono seduto davanti alla tv. Faccia lavata da pochissimo, panino con la nutella in mano, ancora in pigiama. Stamattina stavo guardando il telegiornale. Altri barconi di immigrati diretti sulle coste italiane, altri disperati alla ricerca di una vita migliore, altre tragiche notizie. Sullo schermo si alternano immagini della Guardia Costiera, visi sbarbati che scrutano il mare, occhi fieri di ciò che stanno facendo. E poi le immagini di loro. Sporchi, disorientati, conciati malissimo dopo 72 ore di mare aperto su un barcone che a stento regge le bordate che Poseidone gli riserva. Ci sono moltissime donne e, com’è ovvio, tantissimi bambini. Anche un neonato di circa un mese. Sono immagini alle quali, nostro malgrado, siamo ormai abituati. Dovrebbero indignarci, ma non lo fanno più. Neanche gli occhi di questi uomini e queste donne ci fanno capire cosa significhi realmente vendere tutto ciò che si possiede e lasciare la propria terra, sapendo di non potervi più far ritorno. La giornalista parla di centri di prima accoglienza e accatasta, l’una sull’altra, parole che ormai siamo abituati a collegare alla tragedia degli immigrati: CPT, Guardia Costiera, prima assistenza, scafisti, ecc ecc… Non fosse stato per una fugace visione, sarei rimasto lì a vedere (senza guardare) e a sentire (senza ascoltare).
Una donna e un bambino aggrappato al collo della mamma, entrambi appena scesi dal barcone. Attorno a loro, i medici per il sommario controllo di routine. La mano di un medico donna indossa un guanto di lattice. E si posa dolcemente sulla guancia della donna appena sbarcata. Una carezza. Lieve. Io mi sono messo a piangere. Quel tipo di pianto che riesci a far uscire solo quando ti immedesimi nell’esistenza di qualcuno. Non ci sono lacrime. Solo tanta tristezza e gioia per quel gesto tra donne. Come a dire “tranquilla, io riesco a capirti”.
Non c’è solo gente che non vi vuole, qui in Italia. C’è gente che riesce a capirvi. Dentro il pugno che viene sventolato, ci sono migliaia di carezze…

Crash!

Sunday 4 November 2007


© lilou1984

C’è stato un periodo della mia vita, più precisamente la pubertà, durante il quale temevo di provocare con la sola mia presenza un cortocircuito elettronico in tutti gli apparecchi tecnologici con cui avevo a che fare. Ovviamente ciò non era assolutamente in relazione con la pubertà, bensì col fatto che capitava spessissimo che di punto in bianco il mio pc si riavviasse, il telecomando non funzionasse e il cancello elettronico non si aprisse. Tutte cose che probabilmente non avevano alcuna relazione con la mia presunta energia interiore, ma il fatto che capitassero solo nei periodi in cui ce l’avevo particolarmente con il mondo mi faceva pensare di essere diventato una sorta di super-eroe con poteri ESP.Ora, la cosa era diventata insostenibile. Bastava che mi avvicinassi al mouse e il computer mostrava la schermata blu di errore. Mia madre faceva il caffè la mattina con la caffettiera elettronica e, non appena mi avvicinavo per premere il pulsante e far uscire la mia dose, la suddetta caffettiera non elargiva neanche una goccia, manco a pagarla. Diciamo che, nel periodo della pubertà, si è facilmente impressionabili. Mi ero convinto così tanto di possedere questi fantomatici poteri che spesso mi capitava di sedermi davanti al computer e di cominciare a ripetere, come fosse un mantra, “non spegnerti… non spegnerti… non spegnerti…”. E non si spegneva! Come tutti i poteri, però, aveva i suoi pro e i suoi contro. Difatti questa sorta di auto-convincimento funzionava solo se le paroline magiche venivano ripetute costantemente e a voce alta.Mia madre cominciò a pensare di farmi curare da uno buono, i miei compagni di classe mi sfottevano quando ci trovavamo in aula di informatica, io stesso a volte mi stupivo di ciò che facevo e, interrompendo involontariamente il mio “non spegnerti… non spegnerti… non spegnerti…”, accadeva l’inevitabile: il computer si spegneva.Adesso ne sono uscito. Forse…