
© comunque
Una debolissima brezza di tramontana sa il fatto suo, stamattina. Si insinua tra i palazzi, tra le camicie ancora umide, tra i gerani appassiti per il troppo freddo. Si fa largo tra le macchine, tra i passanti imbacuccati in afose sciarpe e tropicali guanti, tra le ultime speranze di chi gratta in religioso silenzio e tenta di cambiare la propria esistenza con una monetina da dieci centesimi.
Tra le dita sofferenti per la troppa vita, un fascio di plastica tiene su quel che si è riusciti a comprare con i pochi soldi che lo Stato manda ogni mese. La schiena arcuata mostra una fierezza di altri tempi. Chissà perchè getta gli occhi in avanti, non si arrende al proprio inevitabile destino ma, piegato in due dal peso degli anni, arranca sostenendo lo sguardo di tutti. Anche il mio che, veloce, gli passo davanti senza quasi rendermene conto. Poi mi giro, lo guardo, noto come cammini allegro e pensieroso allo stesso tempo, e mi pento di esser qui. E di non avere tutti i suoi anni, di non poter condividere con lui le gioie e i dispiaceri di un’esistenza che si avvia verso la sua conclusione. Chissà quanti rimpianti, quanti rimorsi, quanti ricordi, quante cose da raccontare. E poi una coppia di anziani. Lei guarda le vetrine come solo sa fare una donna. Lui, legato a lei fisicamente da quel braccio che lo arpiona e lo rende mansueto, si guarda intorno con gli occhi di una bestia in gabbia, come solo sa fare un uomo. Una nonna, poco più in là. La nipotina la segue sgambettando. La chiama con voce da bambina, ma ferma come quella di una donna irrisoluta; vuol comprato un gelato. L’anziana signora si fa convincere e, insieme, nonna e nipotina, fanno la loro entrata trionfale nel bar più vicino. E nessuno le noterà, nessuno le degnerà di uno sguardo. Perchè la gente non capisce che lì c’è più vita di quanta ce ne sia in una trentenne in minigonna…
E’ strano. Oggi lo sciopero dei trasporti ha fatto sì che le strade fossero piene di anziani. Di solito usano l’autobus per gli spostamenti (anche quelli piccoli). Oggi no. Ed è stato fantastico camminare in mezzo a loro. Molti ricambiavano il mio sorriso. Ma mi sentivo anche un estraneo, a causa dei pochissimi anni che ho…
Devo farti vedere CAbaret!!