Amici, thé e Memoir ‘44
Tutto iniziò in tarda mattinata.
Un SMS sul mio cellulare.
“Chiedo asilo politico a casa tua per pranzo. Brambri.”
Scambio veloce di mail (perchè ho deciso di non caricare più il mio cellulare dato che una ricarica da 10 euro scompare in pochissimi giorni) e alle 14:00 sono davanti ai fornelli, in attesa di Brambri. Suona il citofono, vado ad aprire senza chiedere chi è e mi ritrovo davanti Antonio, tornato prima dal lavoro. In mano ha uno di quei miseri cartoni di pizza mono-dose. Gli dico che sta per arrivare Brambri e che, se vuole, posso calare un po’ di pasta anche per lui. Declina l’invito, goloso com’è di pizza e si mette a tavola. Dopo pochi minuti suona di nuovo il citofono e questa volta si tratta dell’ospite numero uno.
Mangiamo, chiacchieriamo un po’, il vizio del fumo (di Brambri) ci costringe a tenere la finestra aperta (nonostante sia io che Antonio le avessimo espressamente detto che non c’era alcun problema se fumava dentro casa con la finestra chiusa). La nostra ospite ha un appuntamento per un’intervista (frequento solo donne molto impegnate, ma non in senso sentimentale) ma ancora non sa a che ora. Dopo una breve telefonata, l’orario che l’intervistata le comunica è agghiacciante: le diciannove.
“‘zzo faccio da ora alle diciannove?” è il commento di Brambri, mentre fuori si sono aperti gli scarichi del cielo e viene giù una meraviglia di goccioline grosse almeno quanto un cecio. Ora devo ammettere che solitamente certe idee balzane (e malsane) vengono solo a me, invece stavolta è stata Brambri a proporre “un gioco di società ”. In questi casi io non aspetto altro. So che Antonio non disdegna e allora saltello velocemente verso l’armadio della mia stanza, da dove prelevo MEMOIR ‘44.
E il resto è la cronaca di un pomeriggio passato (nell’ordine):
a) spiegando il gioco a Brambri;
b) facendo un ripasso ad Antonio;
c) rispiegando il gioco a Brambri;
d) giocando;
e) bevendo il mio thé alla vaniglia (che è finito);
f) ridendo dell’incapacità ai dadi di Brambri;
g) litigando per alcune regole;
h) inveendo contro l’avversario;
i) ridendo;
l) mangiando biscotti;
m) facendo tiè a chi ha appena perso le truppe del fianco destro;
n) rimuovendo i soldatini morti;
o) stringendo delle amicizie importantissime…





16 November 2007 alle 16:43
Errata corrige al punto c): guarda che io il gioco l’ho capito subito! Tant’è vero che ho fatto delle domande intelligentissime e assolutamente pertinenti solo per chiarire i punti che tu non avevi illustrato a dovere! Tipo: “ma se i soldatini sono nel bosco possono sparare senza problemi o anche loro hanno un impedimento visivo?”.
Abbasso i pregiudizi maschilisti sulle donne che giocano alla guerra!!!
Errata corrige al punto f): non sono incapace coi dadi in assoluto! È solo che mi spiace se per colpa mia qualcuno muore (anche nel gioco) e quindi il mio inconscio si concentrava affinché uscissero sempre bandierine o stelle!
Al punto i): perché non racconti del culo spanato?!? ;-)
Al punto o): visto che da ieri la nostra amicizia è diventata importantissima… non ti arrabbierai se colgo l’occasione per confessare pubblicamente di aver lasciato il VOSTRO ombrello a casa di lidia ravera… Ve ne comprerò uno più bello, giuro!!!
Quando ci rigiochiamo?!?…
16 November 2007 alle 16:50
@Brambri: mi assale sempre il panico quando vedo che hai commentato un mio post… Stavolta ho ben due motivi per impanicarmi: a) avevo accuratamente evitato di spiegare il motivo delle nostre risate (e ora tutti sanno perchè); b) TU hai dimenticato il MIO ombrello a casa di Lidia Ravera? Ma io ti picchio con l’ombrello che mi comprerai, è bene che tu lo sappia…
Scusate, miei cari lettori, cerco di darmi un contegno…
Brambri… Ne riparliamo presto, te lo prometto… Sgrunt!!!