Internet? Sì, grazie… o forse no?


© kimperry

Avevo iniziato a scrivere un post qualche giorno fa, poi l’arrivo del nuovo scanner e il weekend (paradossalmente) hanno bloccato la mia attività di “blogger”. Chi mi segue da un po’ di tempo saprà senz’altro che non sono una persona che ama guardare la televisione (non fosse che per qualche telegiornale, qualche sporadica e interessante trasmissione, e qualche film ben fatto), ma la domenica pomeriggio il caro elettrodomestico più importante d’Italia mi regala attimi di spensieratezza e momenti di sconforto (da leggere con tono ironico). Subito dopo il TG1 dell’una e mezza, capita che ci si sposti su RaiDue (così, per eseguire uno zapping tutto sommato ordinato… numericamente ordinato): ed ecco apparire in tutta la sua arroganza e faciloneria il viso contrito di Simona Ventura. Antonio, il mio coinquilino, sentenzia: “Cambia canale, che non la sopporto!”. Io, pur essendo in perfetta sintonia con il pensiero del mio intransigente amico, gli faccio notare che “se la Ventura ha questa faccia, significa che è successo qualcosa… E’ la faccia della tragedia, non vedi?!”. E infatti, come sempre, il mio cinismo non sbagliava. Non starò qui a dire le solite frasi di circostanza che si sciorinano in questi casi. Io non so se sia più giusto far continuare il Campionato, sospenderlo o pagare la liquidazione a tutti i giocatori e smetterla di far stare un Paese intero con il fiato sospeso la domenica pomeriggio. Davvero, ieri ci riflettevo e non saprei quale sia il male minore. Tanto, mi sembra palese che qui, o si giochi o non si giochi, questi teppisti hanno lo stesso una scusa valida per pestare qualche giornalista, spaccare qualche vetrina, distruggere un numero imprecisato di macchine e, udite udite, deviare il traffico del Lungotevere con le transenne!!! E poi non mi si venga a spiegare la differenza tra un colpo sparato in aria ed uno sparato ad altezza d’uomo, che se io esplodo un colpo mirando al cielo è francamente difficile che io prenda in testa una persona!
Comunque sto andando parecchio fuori argomento. C’è una cosa che non ho capito di questa domenica, o forse sarebbe meglio dire: c’è una cosa che non ho capito di queste ultime settimane. Qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa diavolo interessa all’opinione pubblica che, nell’ordine: Amanda Knox usava Myspace, Raffaele Sollecito aveva un blog, un pazzo che ha compiuto una carneficina all’università aveva caricato un video su YouTube, Gabriele Sandri aveva un blog. Cioè, ma si sta cercando di creare una stretta relazione tra la violenza e Internet? Forse che siamo tutti dei deviati solo perchè abbiamo un blog?

10 Commenti a “Internet? Sì, grazie… o forse no?”

  1. Francesca scrive:

    Non credo che la stampa stia tentando di creare un nesso tra Internet e Violenza. Piu’ semplicemente, i giornalisti non sanno cosa scrivere nei loro articoli o cosa dire nei loro servizi in tv e, come dice la mia mamma, “Parlano soltanto perche’ hanno la bocca e non perche’ hanno qualcosa di interessante da farci sapere”.
    La gravita’, secondo me, sta nel fatto che, cosi’ facendo, canalizzano la nostra attenzione verso particolari insignificanti (il blog dell’assassino o della vittima, per esempio) di un fatto che invece di significato ne ha tantissimo e a cui dovremmo prestare la massima attenzione non senza una bella dose di rispetto che mi sembra manchi alla maggior parte dei giornalisti…

  2. Nemo scrive:

    @Francesca: io spero che non si stia cercando di creare questo nesso perchè, su Internet, c’è tanta gente che lavora, che si confronta, che dialoga. Non esistono solo quelli che postano video su YouTube e uccidono la gente. Mi rendo conto della banalità di ciò che scrivo, ma se il Male è su Internet c’è anche una bella fetta di Bene in questa grande rete. E di tutto ciò, com’è ovvio, non se ne parla perchè “non fa notizia”.

  3. alesstar scrive:

    semplicemente, sono pochi i giornalisti che sanno cosa sia un blog e lo sanno usare. due miei amici, giornalisti locali o aspiranti tali, hanno aperto un blog di informazione locale per un laboratorio universitario, era il loro primo approccio e a quanto ne so unico con il mezzo/strumento, e da quello che mi disse uno di loro, si sentiva molto a disagio e un pesce fuor d’acqua, non avezzo al linguaggio. fatto sta che un’associazione locale li ha premiati come miglior blog d’informazione locale (l’unico, tra l’altro). quindi i media tradizionali, tranne qualche sporadico caso, difficilmente riescono a capire e guardano un po’ come se fosse satana il blogger. e di riflesso tutti gli altri che non conoscono lo fanno, perchè vedono con gli occhi della stampa.

    sulla tv della domenica pomeriggio… ho visto delle cose sconcertanti, io ieri. la guardo una volta l’anno, ma ogni volta mi lascia talmente perplessa… ok, è anche vero che era la perego che scavava nella vita segreta delle “star” del calibro di interrante e di una aspirante inviata (phiga, eh, che non sapeva parlare, però. e c’è fior fior di gente che sa parlare e scrivere e l’inviato lo farebbe mille mila volte meglio), però diamine, quella si, che era autoreferenzialità!

  4. Brambri scrive:

    Eh no, caro Nemo! Stavolta nemmeno io son d’accordo con te. La mia (poca) esperienza di studio e lavoro mi fa propendere per un’altro tipo di spiegazione: lungi dai giornalisti proporre un’equivalenza tra il Male e internet. Tutto questo interesse per i blog è dettato dal fatto che, in occasione di succulente notiziole di cronaca come queste, proprio i blog offrono l’opportunità, finora negata, di scavare con solerzia da talpa nel privato dei protagonisti-vip. Il lettore-tipo è affamato di pettegolezzo, si nutre di vecchie fotografie e adora sniffare particolari insignificanti, all’improvviso divenuti inequivocabilmente emblemi di una inguaribile e disumana malvagità o, a seconda dei casi, di una incontrovertibile e luminosa bontà. I blog aiutano i media nel loro processo di incorniciamento della realtà, che ci vuole tutti buoni o tutti cattivi a seconda delle congiunture giudiziarie.
    Pensa che bello se un giorno, per qualche misterioso motivo, un abile giornalista dovesse “consultare” come fonte certa il mio blog. Gli basterebbe estrapolare una frase qualsiasi, per dimostrare incontrovertibilmente che io sia una pazza sociopatica, col macabro piacere di osservare la gente in metropolitana, assediata dai problemi economici, bulimica, frustrata da un rapporto malato col genere maschile considerato ostile, affetta da disturbi dell’umore e assidua tracannatrice di birra Messina per le strade del centro di Roma…

  5. Brambri scrive:

    … dopo questo post, poi, già sarò fortunata se non verrò accusata della strage di Cogne!!! :-)

  6. Nemo scrive:

    Riconosco di aver affrontato il problema con imperdonabile leggerezza. O meglio, riconosco di aver sintetizzato poco efficacemente il mio post nelle battute finali. Il motivo però è uno solo, e molto chiaro: sto cercando anche io di capire qualcosa in più di tutto questo “parlare della Rete”. Probabilmente ha ragione Brambri quando dice che “i blog offrono l’opportunità, finora negata, di scavare con solerzia da talpa nel privato dei protagonisti-vip”; allora il problema è sempre il solito! E cioè la scollatura (considerata come atto, effetto dello scollare o dello scollarsi di due parti incollate insieme) tra le due parti di questa società: da una parte i fagocitatori di pettegolezzi scabrosi (giornalmente rimpinzati di nuove chiacchiere) e dall’altra chi (come me) non è assolutamente interessato ai “particolari insignificanti”. Dobbiamo cercare il Bene e il Male anche in tutto ciò? Spero di no…

  7. Lana Coubert scrive:

    1) i “teppisti” hanno solo manifestato la loro sempre più pressante rabbia, causata da ingiustizia dello Stato, con troppa foga forse. hai capito la differenza tra un colpo in aria ed uno ad altezza testa? mi sembra palese allora la rabbia degli ultras. non attacateli perchè sono teppisti.
    attaccheresti anche quelli del g8, allora? quelli MASSACRATI dai poliziotti, anche senza motivo? la realtà è che nella polizia ci sono o pischelli troppo giovani ed inesperti, che per paura sparano alla cieca, o gente che ha tanta voglia di potere e di picchiare persone solo per il gusto di farlo, protetti dallo Stato (e sono pure pagati!)

    2) i blogger non sono deviati. non tutti. a me è capitato una volta di aver fatto amicizia con un blogger, più grande di me, che sembrava tanto interessante e assolutamente intenzionato ad avere solo una sana amicizia. purtroppo si è rivelato un sempice deviato, che praticamente me ne prendeva in giro; per fortuna il mio ragazzo me l’ha fatto notare, io non ci volevo credere, ma poi ho capito.
    Uff, scusa il commento troppo lungo ma quando scrivo non mi freno! forse dovrei fare anche io un blog…prima o poi lo faccio.
    ciao Nemo, Lana

  8. Nemo scrive:

    @Lana Coubert: premetto dicendo che la mia frase circa la differenza tra un colpo in aria e uno ad altezza testa era volontariamente ironica. Mi riferivo infatti al fatto che, se il Questore parla di due colpi sparati in aria, allora com’è che è morto un ragazzo per un colpo d’arma da fuoco? Dunque sono PROFONDAMENTE convinto che quel poliziotto debba pagare per ciò che ha fatto, perchè non si può sparare ad una persona solo perchè coinvolta in una rissa! Ma, allo stesso modo, sono convinto che anche i teppisti debbano pagare per ciò che fanno. Perchè non è normale che io esco di casa per fare un giro sul Lungotevere e mi ritrovo la macchina sfasciata da 800 cazzoni! Se si ha sete di giustizia, allora dobbiamo fare in modo che sia uguale per tutti. Per poliziotti e teppisti. Perchè quelli non sono tifosi, eh!

  9. Nemo scrive:

    P.S.: a proposito del G8, secondo me la Commissione d’inchiesta doveva essere fatta, ma i nostri politici la pensano diversamente. I processi contro i no-global sono stati effettuati e le condanne già ci sono… Ma la polizia non viene giudicata?

  10. Lana Coubert scrive:

    esatto, la polizia non viene giudicata. che schifo, io non so più che pensare del nostro paese. la disoccupazione, il carovita, le tasse, la giustizia che non c’è. il paese delle belle apparenze.

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