Una carezza in un pugno


© clarecita1

Alle nove di mattina, solitamente, sono seduto davanti alla tv. Faccia lavata da pochissimo, panino con la nutella in mano, ancora in pigiama. Stamattina stavo guardando il telegiornale. Altri barconi di immigrati diretti sulle coste italiane, altri disperati alla ricerca di una vita migliore, altre tragiche notizie. Sullo schermo si alternano immagini della Guardia Costiera, visi sbarbati che scrutano il mare, occhi fieri di ciò che stanno facendo. E poi le immagini di loro. Sporchi, disorientati, conciati malissimo dopo 72 ore di mare aperto su un barcone che a stento regge le bordate che Poseidone gli riserva. Ci sono moltissime donne e, com’è ovvio, tantissimi bambini. Anche un neonato di circa un mese. Sono immagini alle quali, nostro malgrado, siamo ormai abituati. Dovrebbero indignarci, ma non lo fanno più. Neanche gli occhi di questi uomini e queste donne ci fanno capire cosa significhi realmente vendere tutto ciò che si possiede e lasciare la propria terra, sapendo di non potervi più far ritorno. La giornalista parla di centri di prima accoglienza e accatasta, l’una sull’altra, parole che ormai siamo abituati a collegare alla tragedia degli immigrati: CPT, Guardia Costiera, prima assistenza, scafisti, ecc ecc… Non fosse stato per una fugace visione, sarei rimasto lì a vedere (senza guardare) e a sentire (senza ascoltare).
Una donna e un bambino aggrappato al collo della mamma, entrambi appena scesi dal barcone. Attorno a loro, i medici per il sommario controllo di routine. La mano di un medico donna indossa un guanto di lattice. E si posa dolcemente sulla guancia della donna appena sbarcata. Una carezza. Lieve. Io mi sono messo a piangere. Quel tipo di pianto che riesci a far uscire solo quando ti immedesimi nell’esistenza di qualcuno. Non ci sono lacrime. Solo tanta tristezza e gioia per quel gesto tra donne. Come a dire “tranquilla, io riesco a capirti”.
Non c’è solo gente che non vi vuole, qui in Italia. C’è gente che riesce a capirvi. Dentro il pugno che viene sventolato, ci sono migliaia di carezze…

2 Commenti a “Una carezza in un pugno”

  1. towa scrive:

    lo sai che sono sensibile quanto te… mi vinene il nodo alla gola anche senza aver visto quell’immagine.

  2. Raffaele scrive:

    Che strano.
    Rivedersi.

    A sinistra, coi guanti.

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