Archivio di November 2007

Svago senile

Friday 30 November 2007


© comunque

Una debolissima brezza di tramontana sa il fatto suo, stamattina. Si insinua tra i palazzi, tra le camicie ancora umide, tra i gerani appassiti per il troppo freddo. Si fa largo tra le macchine, tra i passanti imbacuccati in afose sciarpe e tropicali guanti, tra le ultime speranze di chi gratta in religioso silenzio e tenta di cambiare la propria esistenza con una monetina da dieci centesimi.
Tra le dita sofferenti per la troppa vita, un fascio di plastica tiene su quel che si è riusciti a comprare con i pochi soldi che lo Stato manda ogni mese. La schiena arcuata mostra una fierezza di altri tempi. Chissà perchè getta gli occhi in avanti, non si arrende al proprio inevitabile destino ma, piegato in due dal peso degli anni, arranca sostenendo lo sguardo di tutti. Anche il mio che, veloce, gli passo davanti senza quasi rendermene conto. Poi mi giro, lo guardo, noto come cammini allegro e pensieroso allo stesso tempo, e mi pento di esser qui. E di non avere tutti i suoi anni, di non poter condividere con lui le gioie e i dispiaceri di un’esistenza che si avvia verso la sua conclusione. Chissà quanti rimpianti, quanti rimorsi, quanti ricordi, quante cose da raccontare. E poi una coppia di anziani. Lei guarda le vetrine come solo sa fare una donna. Lui, legato a lei fisicamente da quel braccio che lo arpiona e lo rende mansueto, si guarda intorno con gli occhi di una bestia in gabbia, come solo sa fare un uomo. Una nonna, poco più in là. La nipotina la segue sgambettando. La chiama con voce da bambina, ma ferma come quella di una donna irrisoluta; vuol comprato un gelato. L’anziana signora si fa convincere e, insieme, nonna e nipotina, fanno la loro entrata trionfale nel bar più vicino. E nessuno le noterà, nessuno le degnerà di uno sguardo. Perchè la gente non capisce che lì c’è più vita di quanta ce ne sia in una trentenne in minigonna…
E’ strano. Oggi lo sciopero dei trasporti ha fatto sì che le strade fossero piene di anziani. Di solito usano l’autobus per gli spostamenti (anche quelli piccoli). Oggi no. Ed è stato fantastico camminare in mezzo a loro. Molti ricambiavano il mio sorriso. Ma mi sentivo anche un estraneo, a causa dei pochissimi anni che ho…

I live through strange days…

Thursday 29 November 2007


© antonionemoamato

Sono a letto.
Musica nelle orecchie.
Qualche libro tra le mani.
E tanti tanti pensieri in testa.
Sbagli su sbagli si accumulano e, prima o poi, si arriva a farci i conti. Svolti l’angolo, felice di come sta andando la vita negli ultimi giorni, e te li ritrovi lì. Mucchi di sbagli. Alcuni accartocciati e gettati accanto al muro di mattoni. Altri diventati poltiglia per la troppa pioggia. Altri ancora hanno raggiunto un’altezza spropositata. Mediti. Forse sarebbe meglio uscire da quella strada, fare il percorso al contrario. Ma poi, senza un motivo nè un perchè, decidi di affrontare quella situazione. Forse quei mucchi non ti aiuteranno, non ti daranno risposte, non faranno nulla per te (proprio loro che hanno avuto tutta la tua attenzione, perchè ci vuole attenzione anche per commettere uno sbaglio). E l’importante è sorpassarli, passarci in mezzo. E uscire dall’altro lato. Puliti. E nuovi.

Un iPhone regalato non si rifiuta mai!

Tuesday 27 November 2007

Potevo tirarmi indietro “quoque io”?
Alla notizia che i ragazzi di The Apple Lounge hanno fatto partire un contest in cui, udite udite, si vince addirittura un iPhone, ho sbarrato gli occhi… Certo, probabilmente lo avrei comprato, prima o poi. Ma regalato!!! E dunque eccomi in lista. Che, per una volta, la Fortuna (e Babbo Natale) non decida di aiutarmi!

Lettera aperta a Enne

Sunday 25 November 2007

Avviso importante: ciò che leggerete tra poco potrebbe non interessarvi minimamente, potrebbe incuriosirvi, potrebbe far scaturire innumerevoli domande, potrebbe farvi incazzare o lasciarvi indifferenti. Ho deciso di pubblicare una lettera che scrissi un po’ di tempo fa per una persona (che, per convenzione, chiameremo Enne), ma che non spedii mai. I commenti sono aperti, ma ci vuole “tanto, troppo coraggio” per commentare una cosa del genere. Siate clementi…

Cara Enne,
non avrei mai creduto che, dopo così tanto tempo, mi sarei trovato seduto sul letto a scriverti una lettera, non avendo altro modo per rintracciarti. In un raro momento di lucidità, qualche mese fa cancellai tutti i tuoi numeri dal cellulare, dal computer e gettai la mia agenda. Avevo deliberatamente deciso di non farti più del male, nel caso in cui mi sarei voluto fare sentire. Dunque adesso è sinceramente strano che io mi trovi sveglio a scriverti queste poche righe che forse non leggerai mai. Sono passati parecchi giorni da quella tristissima telefonata di fine maggio ma raramente ho smesso di pensarci. Ultimamente la consapevolezza di aver commesso uno sbaglio è tornata con più forza di prima. Ricordo come, dopo ciò che successe al tuo ritorno dall’estero, io non volessi minimamente sentir parlare di te, perchè grande era la delusione per ciò che mi avevi fatto. Ero convinto di averti persa per sempre quando, quella sera di agosto, mi dicesti che non era il caso di continuare a sentirsi. Ti stavo dimenticando, anche se lo facevo lentamente perchè non ero neanche sicuro di volerlo davvero. E poi sei ricomparsa, non hai mollato la presa finchè non mi hai fatto di nuovo innamorare di te. E sono stati giorni intensi. Io non lo sapevo, ma ero felice con te. Lo capisco adesso, quando sento “This is a song” e mi ricordo di quella mattina in giro per la tua città. L’eclissi. E poi Roma, il nostro superare i problemi perchè l’importante era stare vicini. Stare insieme. Io non vorrei mollare e mi chiedo spesso cosa significhi tutto ciò. Cosa significhi il tuo emergere dai mille pensieri che ho in testa… Cosa significhi questa notte ambiziosa che si perde nei tratti della mia penna… Cosa significhino i chilometri che sempre ci hanno diviso… Cosa?

Canto notturno di uno studente fuori sede

Saturday 24 November 2007


© x-horizon

Nonostante le ultime raccomandazioni, eccomi di nuovo qui in compagnia delle mie simpaticissime seghe mentali. A volte basta una canzone, altre volte una citazione. Poi ci sono i casi in cui la mia spaventevole capacità di farmi autonomamente del male raggiunge il suo picco a causa di una domanda. Più precisamente, a causa di una domanda pressoché innocente: “Ma tu l’hai mai visto C’è posta per te?”. Confesso di aver istintivamente riposto “No, e ogni volta cambio canale”. Poi la mia interlocutrice ha tenuto a precisare: “Il film, eh!”. La risposta è stata ugualmente negativa. Non l’ho mai voluto vedere, un po’ perchè Tom Hanks accanto a Meg Ryan sta male come lo zucchero sulla pastasciutta, un po’ perchè ho sempre avuto paura di vivere una storia simile. Nel senso che ho paura di sedermi davanti alla tv, guardare il film ed emozionarmi come uno scemo. Ho paura di sorridere comprensivo, di ritrovarmi nei personaggi, di far finta di stupirmi per azioni che farei anche io. E io l’ho sempre aspettata la mia Meg. Credevo di averla trovata. Ma era una sosia. Quella vera deve ancora arrivare…

Recentemente ho scoperto che… #2

Friday 23 November 2007

[continua da qui]

9. il citofonatore instancabile si chiama Abdul;
10. lo sciacquone del mio water si attiva da solo, specie quando ci sono seduto sopra;
11. è un’illusione credere di poter gestire il proprio tempo al meglio;
12. twitter è una droga, al pari della nutella;
13. non serve programmare le cose, tanto arriverà sempre qualcuno/qualcosa a rovinare la festa;
14. ho un esame la prossima settimana;
15. ho finito l’incenso tibetano, il caffè e la cioccolata;
16. forse potrei ovviare alle ultime mancanze con le sigarette.

[continua qui]

Oroscopiamo?!

Thursday 22 November 2007

Niente da fare; mi ricorderanno così…
L’oroscopo del mio segno su Internazionale dice:
“… e Nostradamus ha dimenticato di dire che a metà novembre del 2007 i Capricorni riceveranno informazioni utili da un passato che sembrava morto e sepolto.”
Dove sono queste informazioni utili?!

Citofoniamoci!

Thursday 22 November 2007

Qualcuno, stamattina, ha deciso di citofonarmi. Fin qui niente di strano, se non fosse che erano le otto di mattina. Qualcuno potrebbe obiettare che le otto di mattina non sono poi un orario così inconcepibile per ricevere una citofonata. Se non fosse che io, a quell’ora, ancora dormo. Ora, aggiungiamo pure che in dormiveglia è obiettivamente difficile alzarsi per andare a rispondere. Il tizio non demorde e mi trapana il cervello con indefesso zelo. Finchè, capelli scompigliati, piedi nudi e occhi chiusi d’ordinanza, non vado a rispondere. Dopo essere stato bruscamente svegliato, l’unica forma decente che riesco a dare alla domanda più semplice del mondo è:
“Chi cazzo è?”
Forse è stata la brutta parola, forse il tono vagamente incazzato, forse il fatto che gli si era stancato il dito… fatto sta che non ha risposto. Si sentivano gli autobus passare ma del mio disturbatore mattiniero manco l’ombra… sgrunt!

Incontrovertibili verità

Thursday 22 November 2007


© keshuval

Se c’è una cosa che amo fare in assoluto è il thè.
Ultimamente lo faccio proprio in casa. Ho alcune foglie di thè indiano in una piccola boccia di vetro. Le sminuzzo, aggiungo un po’ di buccia d’arancia essiccata e metto tutto dentro il filtro. Ho imparato da poco a prendere il thè con una piccola aggiunta di latte. Ne faccio caraffe intere, che durano pomeriggi interminabili. Tra un capitolo e l’altro, mi alzo, ne verso un po’ nella mia tazzona peruviana e torno a studiare. L’effetto controproducente è il doversi alzare per far pipì…
Ma tant’è… Parigi val bene una messa!

Un post dal passato

Wednesday 21 November 2007

Era il 9 dicembre del 2006. Ore 20:45.
Primo post del nuovo blog (poi scartato).

Forse si tratta di uno dei miei primi sabati “solitari” ma devo dire che non è affatto male. Sono alla Feltrinelli (la mia seconda casa romana) e sto sorseggiando un caffè e sbocconcellando un muffin ai mirtilli. Di sottofondo, gli U2. La giornata è stata difficile, lunga e tutto sommato stancante. Sono riuscito a studiare e sembra che oramai nulla riesca a distrarmi dallo studio di queste nuove materie.
Questo blog inizia oggi; nella mia solita malinconia c’è in nuce il nucleo di questo blog, nel mio affannarmi a trovare una soluzione a problemi che evidentemente non vogliono essere risolti, nel mio affaticarmi a cercare di essere quantomeno nel posto giusto (non importa se sbaglio il momento). Questo sabato sera è questo blog, lo sento. Ho evidenti problemi di socializzazione forzata; ecco perchè non vado in disco, in pub rumorosi o cose del genere. Preferisco “cuccare” in solitaria o con meno gente possibile. Nemo è solo. Nemo ascolta chi vuole. Nemo si infila le cuffie e cammina per Roma by night.

D’ora in poi sarà di nuovo così.
Alla faccia di chi dice che mi sono commercializzato