Clamori
Stamattina mi sveglio relativamente tardi, come accade già da un po’. Tra un twit, una pagina di storia dell’arte indiana, un caffè, una fetta di pane&nutella, un veloce controllo ai feed, qualche commento sparso qua e là , le differenze tra la produzione artistica Harappa e la più tarda arte indiana, eccomi qui. Ancora in pigiama (che praticamente consiste in una maglietta e un pantalone leggero di cotone), con la matita tra i denti e i capelli volenterosamente sistemati con l’aiuto delle mani. Tutto ciò mi ricorda un po’ i giorni di un anno fa, quando ero in fase di stesura tesi. Dopo la laurea triennale è indubitabilmente più difficile ricominciare a studiare e io non sfuggo alla regola. Mi ripeto che, dopo la laurea specialistica, sicuramente sarà ancora più difficile trovare un lavoro ma in fondo è anche giusto che io mi goda questi ultimi anni da studente. Tanto, che io lo voglia o meno, ormai il mio destino è segnato. Mica posso cambiare facoltà . Ho scelto di seguire i miei sogni (poco proficui, ma pur sempre i miei sogni) e mi fa ridere il fatto che, quando alla domanda “cosa studi?” io rispondo “archeologia orientale”, tutti spalancano gli occhi e dicono “affascinante” (più tutta un’altra serie di aggettivi fantastici). Già , affascinante lo è, ma spesso la gente mi guarda come se io avessi appena detto qualcosa di trascendentale, come se io fossi un sognatore o, peggio ancora, un pazzo. Le persone che hanno appena finito di dire “affascinante” a corollario della mia risposta poi mi guardano con un occhio un tantinello benevolo, paterno, quasi di compassione. Questa ovviamente è una generalizzazione. Ci sono anche quelli che mi guardano come a dire “beato te, che stai facendo qualcosa che ti piace”. Ecco, in questi casi sono io a sfoggiare l’occhio benevolo, paterno, quasi di compassione. Insieme ad un ghigno.



