Sempre tardi


© frixin

Ho sempre trovato coraggiosissima la scelta di fuggire il giorno del matrimonio. Al di là dei risvolti psicologici dell’atto in sè, mi piacerebbe entrare nella testa di una persona che prende bagatti e bagattelle (come si dice qui in Sicilia) e fugge. Ribellione, anticonformismo, paura… Cosa si agita nella mente di un fuggitivo? Forse il pensiero dei marmocchi in giro per casa, oppure il fatto di non poter reggere una convivenza o, peggio ancora, il sentore di un amore finito che si esplica solo poche ore prima del fatidico ? E come ci si sente quando le proprie scarpe colpiscono ritmicamente il pavimento nel tentativo di mettere quanto più spazio possibile fra sè ed il proprio annunciato fallimento? Non ho risposte ma mi sta venendo voglia di provarci… Chi accetta di sposarmi per poi sentirmi rispondere “no” al prete allibito, vedermi scappare con il vestito buono mentre i testimoni mi inseguono?

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