Un simpaticissimo post di Sere ha dato il “la” a questo mio piccolo intervento in difesa delle passioni. E non mi riferisco alle passioni simil-Harmony o definite tali, bensì a tutti quegli hobbies più o meno coltivati, più o meno trascurati, più o meno importanti; passatempi che riempiono il tempo libero e che io amo definire “non-passatempi” (nel senso che non li coltivo per passare il tempo, ma che il tempo passato a coltivarli è una splendida semina della quale raccoglierne la messe in un futuro neanche troppo lontano). Il problema principale, ora come ora, è che la gente non è più animata da alcuna passione. E sono rari, anche adesso, i contenitori di passioni (categoria della quale mi vanto di appartenere); cioè quelle persone che sanno fare una miriade di cose, ma non sono specializzate in nessuna di queste cose. Io ho sempre sentito la necessità di spaziare, di occuparmi di qualunque cosa mi interessasse; cercando di capirne i meccanismi, i termini giusti, le modalità perfette. Ho sempre preferito il manuale all’automatico, l’analogico al digitale, le buone vecchie cose di una volta alla freddezza delle cose di oggi. E mi sono sporcato con i colori ad olio mentre dipingevo (avendo appurato che i colori a tempera non restituivano la stessa gamma cromatica e il rilievo di altri tipi di colori), ho reso doloranti i miei polpastrelli per imparare a suonare la chitarra (per poi passare al gratificante basso elettrico), ho imparato a stuccare, intonacare ed usare il cemento, ho imparato la differenza tra una pellicola sviluppata normalmente ed una sviluppata in cross processing, ho imparato a scrivere decentemente, ho imparato a scattare foto… In nessuna di queste cose raggiungo la perfezione o, più modestamente, un ottimo livello; ma la fase dell’esperienza mi ha permesso di capirne di più. Alla responsabile del Museo (dove da gennaio inizierò il tirocinio), che mi chiedeva se sapessi usare un computer, ho risposto “Certo…”. E lei, forse non soddisfatta dalla mia risposta: “Allora sa fare presentazioni, fogli elettronici, ritocco foto, ecc ecc?!”… Io, imperscrutabile come una lastra di marmo: “Ovvio…”. Ho visto sul suo viso un leggero inarcarsi del sopracciglio. Al che mi sono sentito in dovere di precisare: “Beh, non so programmare… Ma mi dia due mesetti di tempo e sarò all’altezza del compito.” Non ha replicato. Forse era palese l’ironia che avevo riversato a piene mani nella risposta, ma mi rendo conto che probabilmente non era poi così inverosimile!

[...] quasi tutti i miei post, ma se proprio devo sceglierne uno, beh… credo proprio si tratti di questo. E non smetterò mai di ringraziare chi lo ha fatto [...]