Archivio di October 2007

Finalmente…

Wednesday 31 October 2007

La migrazione a Wordpress è finalmente terminata.
Dopo notti insonni e concitate mail di consulto sono finalmente riuscito a spostare il blog su Wordpress. Purtroppo i commenti si sono persi strada facendo. Poco male. In fondo, come dice Towa, presto ce ne saranno di nuovi… Le sostanziali modifiche, com’è ovvio, sono più per me che per voi lettori. Nel senso che adesso potrò postare da qualunque computer io mi trovi, e non per forza dal mio Macbook.
Desidero ringraziare di cuore: Andrea Beggi per aver sopportato tutte le mie incessanti richieste e le mie domande, Gianni Pacinotti (in arte Gipi) per avermi gentilmente concesso l’utilizzo di alcuni suoi disegni per l’header del blog e Samuele Silva per la dritta dell’importazione da MovableType.
Ho scelto un tema appositamente minimale, proprio per mettere in risalto le fotografie ed i testi; spero che questa nuova casa vi piaccia almeno la metà di quanto piaccia a me…

Clamori

Wednesday 31 October 2007

Stamattina mi sveglio relativamente tardi, come accade già da un po’. Tra un twit, una pagina di storia dell’arte indiana, un caffè, una fetta di pane&nutella, un veloce controllo ai feed, qualche commento sparso qua e là, le differenze tra la produzione artistica Harappa e la più tarda arte indiana, eccomi qui. Ancora in pigiama (che praticamente consiste in una maglietta e un pantalone leggero di cotone), con la matita tra i denti e i capelli volenterosamente sistemati con l’aiuto delle mani. Tutto ciò mi ricorda un po’ i giorni di un anno fa, quando ero in fase di stesura tesi. Dopo la laurea triennale è indubitabilmente più difficile ricominciare a studiare e io non sfuggo alla regola. Mi ripeto che, dopo la laurea specialistica, sicuramente sarà ancora più difficile trovare un lavoro ma in fondo è anche giusto che io mi goda questi ultimi anni da studente. Tanto, che io lo voglia o meno, ormai il mio destino è segnato. Mica posso cambiare facoltà. Ho scelto di seguire i miei sogni (poco proficui, ma pur sempre i miei sogni) e mi fa ridere il fatto che, quando alla domanda “cosa studi?” io rispondo “archeologia orientale”, tutti spalancano gli occhi e dicono “affascinante” (più tutta un’altra serie di aggettivi fantastici). Già, affascinante lo è, ma spesso la gente mi guarda come se io avessi appena detto qualcosa di trascendentale, come se io fossi un sognatore o, peggio ancora, un pazzo. Le persone che hanno appena finito di dire “affascinante” a corollario della mia risposta poi mi guardano con un occhio un tantinello benevolo, paterno, quasi di compassione. Questa ovviamente è una generalizzazione. Ci sono anche quelli che mi guardano come a dire “beato te, che stai facendo qualcosa che ti piace”. Ecco, in questi casi sono io a sfoggiare l’occhio benevolo, paterno, quasi di compassione. Insieme ad un ghigno.

Vuoto a perdere

Monday 29 October 2007


© dflorapix

Che poi in alcuni momenti ci credi davvero che tutto possa cambiare, ti aggrappi disperato a ogni minimo mutamento, senza minimamente chiederti se valga la pena seguire gli spostamenti d’umore più impercettibili. Stavolta però vedo che tutto è diverso. “Vedo”, sì… Per la prima volta nella mia vita mi sto guardando da fuori, sto scrutando ogni particolare della vicenda, sto tifando un po’ per me, un po’ per gli altri… Non che sia un male, è che certe volte sento il bisogno di farlo. E questa è la prima volta che ci riesco. Mi dò dello stupido per alcune mosse false mentre invece, in altri momenti, mi esalto e mi auto-applaudo. Ma un treno, una volta che è partito, non lo si può fermare a mani nude. Chi ha deciso di farlo partire dovrebbe tirare quel freno, farmi salire e poi ripartire. Con dolcezza, con lentezza, con studiato movimento e disciplinato consenso. Chiedo solo questo.

Castelli di rabbia

Saturday 27 October 2007


© doracle

“Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca,
che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare,
allora non c’è verso di spiaccicare una sola parola,
non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro,
ingoiato da quei dannati singhiozzi,
naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire…
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?”

(Castelli di rabbia - Alessandro Baricco)

Misunderstood

Friday 26 October 2007


© filth666

No, non lo si può credere possibile. Ci sono cose che più ci pensi e più giungi alla conclusione che è assurdo che succedano. Che probabilmente è innaturale pure pensare che possano accadere. Però, contro ogni logica o legge di vita, loro capitano lo stesso. Senza troppi giri di parole, senza pensieri, senza attimi da consacrare alla più ferrea verità e comprensibile successione. E tu, piccolo e indifeso, resti seduto lì, sulla riva di una vita che stenti a credere sia la tua, a vederla scorrere sotto i tuoi occhi. Senza la confortevole speranza di poter allungare una mano per frenarla un po’…

DENGHIÚ #2

Friday 26 October 2007

E finalmente è arrivato anche il premio del contest di Samuele. Su richiesta dell’organizzatore unico, posto una foto di me medesimo insieme alla piccola e compatta Samsung Digimax i6, messa a disposizione da Rebelio. Ringrazio soprattutto Cristina di Rebelio per la disponibilità a qualunque chiarimento.

Turìn

Wednesday 24 October 2007


© nofranz

Pioveva, faceva più freddo di Milano, c’era un vento sfacciatamente alpino a colpire la mia minuta figura coperta solo di una felpina leggera, ma cavolo Torino è tutta un’altra cosa. La malinconia di Milano qui non sanno nemmeno cosa sia. Si mangia? E’ solo la seconda volta che vengo qui (purtroppo sempre per pochissime ore) ma questa città ha il potere di entrarmi dentro. C’è chi dice che la pioggia torinese sia profondamente diversa da quella milanese. Dentro queste gocce ci sono i gianduiotti, il , i grissini, la Juve, i portici, quel senso di aristocratico modo di vivere. Sono tutti gentili e, anche quando ti sentono parlare con un marcato accento siciliano, sorridono ma non lo fanno con quel vago senso di sfottò che ci mettono i milanesi. Forse è indifferenza, forse sufficienza ma è comunque una cosa bella. Ti dici che potresti anche viverci bene in questa città. Magari seguendo uno dei tuoi sogni che qualcun altro sta inseguendo un po’ anche da parte tua…

Quel mazzolin di fiori…

Monday 22 October 2007

Ieri sera ricevo una telefonata in gran segreto. La voce è quella di mia zia, però settata in “modalità cospiratrice”. Mi chiede se posso comprare un mazzo di fiori per mia cugina, da parte sua. Ora, io non so se mia zia è al corrente del fatto che chiedere a me di comprare un mazzo di fiori è lo stesso che chiedere ad un andino di acquistare un chilo e mezzo di cozze. Prima di uscire, stamane, mi collego ad internet e chiedo al fido google quale sia il fioraio più vicino all’unica via di Milano che conosco bene. Dopo aver pranzato con Odette, mi reco allegramente all’indirizzo segnalatomi dal motore di ricerca. Fa un freddo boia, ma devo sbrigare questa commissione prima di tornare a casa. Trovo il negozio, entro e mi viene incontro una signora dall’aspetto vagamente elisabettiano.

Fioraia: Prego, mi dica…
Nemo: Avrei bisogno di un mazzolino di fiori da 10 euro… E’ per il compleanno di una ragazza.
Fioraia: (con aria di rammarico) Qui vendiamo fiori finti.
Nemo:
Fioraia: (sinceramente dispiaciuta) Se vuole… (e fa cenno a Nemo di accomodarsi)
Nemo: Immagino costino tanto, vero?
Fioraia: (a metà tra l’imbarazzo e il fastidio) No, è che…
(Nemo è già fuggito dal negozio)

Riprende la mia ricerca disperata. Mi imbatto in un negozio di fiori che non mi convince molto, ma tant’è… Che sarà mai? Devo solo comprare un mazzo di fiori… Entro e mi accorgo del fatidico errore, ma ormai non posso più tornare indietro. Mi viene incontro un tizio basso, tarchiato, con le unghie delle mani lunghe e poco curate. Penso che da un fioraio non posso mica aspettarmi uno che ha sempre la manicure fresca fresca…

Fioraio: Sì?
(Sono già tentato di andarmene dopo un approccio del genere, ma resisto)
Nemo: Avrei bisogno di un mazzolino di fiori da 10 euro… E’ per il compleanno di una ragazza.
Fioraio: (dirigendosi verso il retro del negozio) Ho giusto UN girasole.
Nemo: (con la bocca aperta) UN…?
Fioraio: (concludendo la frase precedente) … girasole, esatto!
Nemo: Oppure?
Fioraio: (guardandosi intorno) Oppure un mazzolino di tulipani.
Nemo: (radioso in viso) Ecco, perfetto…
(Ne prende giusto cinque da un vaso, li depone tutti gocciolanti su un foglio di plastica e comincia a “comporre” il mazzo… in realtà,”comporre” è un verbo inesatto: diciamo che li lega insieme, senzacoccarda, senza uno straccio di decoro minimalista, senza nulla. Solo tulipani e basta. Anzi, solo tulipani e un foglio di plastica)
Nemo: (con il portafogli in mano e il cervello in frenetica attività per trovare le parole necessarie affinchè la cugina capisca il motivo della bruttezza del suo mazzo di fiori) Quant’è?
Fioraio: Dieci e cinquanta.
(Esco una carta da cinquanta euro e lo vedo scuotere la testa)
Fioraio: Cambiali al bar qui accanto.

Esco e anche lui non mi vedrà più. Penso di essere stato fortunato, tutto sommato. Le mie cinquanta euro mi hanno risparmiato una figuraccia con mia cugina. Comincio a correre a perdifiato lungo la via principale per mettere quanti più metri possibili tra me ed il fioraio incompetente. Mi immagino quel misero mazzolino ancora sul tavolo e lui che mi maledice. Però l’euforia svanisce quasi subito. Praticamente sono ancora al punto di partenza. Mi fermo in un bar, prendo un caffè e chiedo alla barista se lì vicino c’è un fioraio. Anzi, credo proprio di averle chiesto se ci fosse una fioraia DONNA. Lei mi risponde di sì e nella mia testa sento una di quelle colonne sonore che mettono nei film quando al protagonista va improvvisamente tutto bene… Mi fiondo a folle velocità verso il negozio indicatomi dalla gentilissima barista. Ne esco pochi minuti dopo con un mazzo di fiori che, per dieci euro, ha finalmente una parvenza di mazzo di fiori…

Un caffè amaro, please…

Saturday 20 October 2007


© ilpresbite

“Sei cambiato molto in questi ultimi anni.”
Mi accoglie così mia cugina, dopo una serata passata a parlare di blog, di internet, trascorsa a leggere insieme il mio blog e quello degli altri “degni di nota”. E lì per lì non ci faccio caso, non bado a quel giudizio o, meglio ancora, a quella constatazione. Poi capita che stamattina ci svegliamo e, mentre lei si prepara per uscire, io disteso nel lettone enorme comincio a pensarci sù. E mi dico che, in fondo, è vero. Sono diventato un cinico bastardo, non credo più a molte cose nelle quali credevo fino a pochi anni, se non mesi, fa. E quando io le ho detto che sì, insomma, a parte qualche amico vero giù a Milazzo e in qualche altra parte d’Italia, alla fine sono sostanzialmente solo. lei mi ha guardato e ha capito cosa volessi dire. E voglio dire, giuro che da mia cugina mica me l;aspettavo una cosa così. Ma, si sà, c’era qualcuno una volta che diceva che la vita a volte fa dei giri assurdi e poi ti coglie alle spalle. Così, all’improvviso. Come un pugno tra le scapole, una botta di vento a tradimento dopo un angolo apparentemente tranquillo. E tu sei lì, intriso della tua solita normalità, non senti arrivare nulla ma il colpo, nitido, preciso, ti piomba addosso. Con la certezza di una pena.

Milano

Thursday 18 October 2007


© varvaro

Domani si parte. Direzione: Milano. C’è la cugina che fa il compleanno e ci sarà anche un freddo incredibile, visto e considerato l’abbassarsi della temperatura in tutt’Italia. Diciamo che, per sei giorni, il blog rimarrà “abbandonato a sè stesso”, dato che il passaggio a Wordpress non è ancora avvenuto (per vari motivi che non sto qui a spiegare). E allora mi è venuta un’idea semi-grandiosa: lurkers, palesatevi! Ok, lo ammetto. Non era questa l’idea semi-grandiosa, bensì: provate ad immaginare il mio soggiorno a Milano e scrivete un post così come lo scriverei io. Giuro che li pubblico tutti al mio ritorno. Ci sarà da ridere, temo…
P.S.: come al solito, terrò un piccolo diario di queste giornate e posterò tutto al mio ritorno, non abbiate paura.