Leggero come un tango

© ficmadur
Ho acceso l’incenso tibetano, quello dall’odore forte e acre. Un’essenza che entra prepotentemente nelle narici, spinge fuori tutti gli altri odori e si installa con calma all’interno della mente. Deve avere qualche effetto strano però poichè, ogni volta che lo accendo, riesce a trasportarmi da qualche parte nel mondo. Poco importa se si tratti delle steppe innevate della Siberia, delle pianure andaluse o della pampa (pianura in quechua) argentina. Ogni volta scopro il piacere morboso di un viaggio diverso. Il formicolio al basso-ventre, i sensi che si abbandonano e una quiete innaturale si impossessa di me; qualche mese fa davo la colpa di tutto ciò all’immane quantitativo di caffè che ingerivo, ma adesso ne ho scoperto la causa. E oggi sono lì, su logore assi di legno, a strisciare lentamente i piedi sul pavimento rugoso o sulle caviglie della mia compagna. Sentirne la pelle rotonda, le pieghe del vestito aderiscono al mio prepotente amore, mi lascio cullare da un qualcosa che potrebbe essere e non è, da un qualcosa che potrebbe succedere ma che non accade. E spingo ancora, con tutta la tenacia che mi rimane. Chissà che forse qualcosa ceda finalmente!



