Sullo scrivere un blog

nemo0000
© antonionemoamato

Gli eventi degli ultimi giorni mi hanno posto inquietanti interrogativi circa lo scrivere un blog. Cosa significhi per me credo di averlo spiegato già in altri post, cosa significa per gli altri lo so dai vostri commenti, dal vostro entrarci quotidianamente, dal vostro interesse. Ma questo blog, un po’ come un figlio, mi ha creato problemi o mi ha reso felice. La mia scelta di renderlo, sotto certi versi, “pubblico” mi ha esposto e mi ha reso vulnerabile agli attacchi di chi, più o meno velatamente, ha sempre cercato di dare un senso a ciò che scrivo. Un senso che, inevitabilmente, non corrisponde che raramente al mio senso, perchè i miei occhi non sono i vostri occhi. Qualcuno ha affermato che ingigantisco sempre le cose, le rendo più appetibili, più entusiasmanti da leggere; io credo invece che il mio problema principale siano le parole. Mi piace giocarci e spesso le frasi diventano iperboliche, assumono significati ancora più ampi di quelli già stabiliti, si colorano di sfumature ancora più contrastate di quelle che avrei voluto dargli. C’è da qualche parte un contro-blog, un posto dove scrivo ciò che qui non posso scrivere (per vari motivi); lì, sotto uno pseudonimo, paradossalmente sono me stesso. E’ anche vero, però, che ciò che manca qui lo si trova lì, ma ciò che c’è qui lì non lo si trova. Due blog paralleli che si completano solo sotto i miei occhi, sebbene io continui a ritenere questo il mio vero blog, quello più importante perchè è quello in cui si attua il motivo principale dello scrivere un blog: che qualcuno lo legga, ci sbatta la testa, tenti di conoscermi tramite le mie parole.

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