La gravità e la distanza…

In realtà io so che tutto ciò che da qui a breve scriverò in questo post lo penso sul serio. Ed è proprio questo che mi preoccupa. In particolar modo il fatto che, ciclicamente, questo sentimento di impotenza mi imbavaglia, mi stritola e non mi permette di essere razionale, di riflettere su ciò che accade. So che tu sei lontana, Luli. So anche che in questo momento io sono più vicino del solito, anche se il mio habitat naturale non è più qui, ma a Roma. So che, da più di un anno, il nostro rincorrerci non ci ha mai portato da nessuna parte, se non al fatto che entrambi ci manchiamo più di prima. Quando sembra che io stia finalmente per afferrare la tua maglietta, ecco che involontariamente scivoli via. Ed è di nuovo una corsa per tentare di riacciuffarti… una corsa senza alcuna speranza. So che non esco molto di casa. So che i miei amici non mi vedono spesso e sembra quasi che io sia diventato snob o qualcosa di peggio. So che non mi trovo bene nella città in cui ho vissuto per ben 23 anni. So che vorrei essere a Roma, lontano dall’Antonio che tutti conoscono, lontano da Milazzo, lontano (forse) anche da te… Perchè quando sto sù ti sento meno mia, ma sento di essere tuo ancora di più… E non so che fare. Un vecchio poeta latino avrebbe concluso questo post con un verbo: excrucior. Voglio seguire la sua Musa.



