Madrileno

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Madrid è strana; ti colpisce allo stomaco con il suo traffico, i suoi numerosissimi bar all’aperto ed i suoi viali pieni zeppi di messicani che si ubriacano, americane che spendono e spandono ed i consueti zingari che chiedono l’elemosina. E’ come una donna che non hai mai incontrato, Madrid, sebbene questo in un certo qual senso lo si potrebbe dire per ogni città. E questo spaesamento acuto che ti prende al ventre lo potresti provare in qualunque città del mondo. Ma è come se per Madrid fosse questo il sentimento più azzeccato, la sensazione da provare e la situazione strana dalla quale uscire. Guardi la cartina, prima di arrivare in città, e te la aspetti tutta grande, maestosa ed impertinente nella sua magnificenza. Poi capita che ci giri dentro e ti dà l’aria di una bambina impaurita, quasi come se una città normale (grande, per carità ma normalmente grande) si fosse trovata di punto in bianco ad essere una capitale, con tutti gli onori e gli oneri connessi con questo nuovo status. Però è francamente simpatico girare per le vie madrilene e sentire suonare le fisarmoniche, scoprire la cioccolateria più famosa di Madrid, farsi trascinare dalla folla lungo una via ricoperta da grandi scampoli di tessuto appesi da un balcone all’altro. Madrid è come una vecchia canzone degli anni ‘40; devi viverla perchè possa cominciare a piacerti, così come devi ascoltare quella vecchia canzone per apprezzarla veramente. Purtroppo domattina si riparte alla volta del sud della Spagna. Nuovi odori, nuovi colori e, soprattutto, nuovi sapori. Ancora due piccole note: 1) ho finalmente comprato la Holga in un fantastico LomoShop; 2) ho mangiato dei peperoncini piccanti verdi fritti da paradiso!

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