In quegli occhi mi persi…
Oggi mi trovavo sulla metro, al ritorno dalla mia missione “ricarica Polaroid”. Anche questa volta a mani vuote; cioè, le ho trovate ma erano in pacco doppio. Costo: 31 euro. Che, ovviamente, non avevo con me. Ma sto divagando. Alla fermata Flaminio salgono sulla metro un papà ed una mamma con un passeggino a testa. In quello “guidato” dal papà era seduta una bambina di sette otto anni. Nell’altro, quello guidato dalla mamma e fermatosi proprio di fronte a me che, seduto, leggevo Questa storia di Baricco, c’era seduta una bellissima bambina che forse non aveva nemmeno 10 mesi. Due occhioni giganteschi, di un azzurro sfavillante. Ci siamo guardati per un istante, io ho sfoderato il mio sorriso migliore (non di quelli ebeti che si fanno ai bambini, perchè io adoro sorridere ai bambini come se si trattasse di adulti) e ho visto che anche lei, sotto il ciuccio, mi stava sorridendo. E poi l’ho vista nascondersi velocemente dietro la spalliera del passeggino, come se si fosse vergognata. Ho fatto finta di niente e ho ripreso a leggere, sbirciandola con la coda dell’occhio. Ad un tratto, lentamente, l’ho vista riaffacciarsi e guardarmi incuriosita. Con una mano tenevo il libro e con l’altra tamburellavo con le dita sul ginocchio. Lei era incantata dal movimento delle mie dita e sorrideva mentre stringeva il suo piedino destro nella mano. Mi sono sorpreso dell’infinita quisquilia rappresentata dalle sue unghiette e dalle piccolissime dita. Era da un bel po’ che non vedevo una bambina così piccola. Ho smesso di leggere e per un istante mi è passato per la testa di chiedere alla madre se potevo scattare qualche fotografia alla sua piccolina. Ma poi ho pensato che mi avrebbe preso per un maniaco o un pedofilo e allora ho preferito imprimermi quello sguardo così innocente nella mia memoria. Lo uscirò fuori quando il mondo mi sembrerà davvero troppo cattivo per la mia anima in fondo un po’ sensibile…




