Satura, Xenia II - Eugenio Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.




7 May 2008 alle 22:49
Ho riletto, dopo tanto tempo, questa poesia perchè mio figlio (III media) deve commentarla ed allora eravamo alla ricerca di un qualche spunto.
Rileggendola e rileggendola però mi sono accorto che, per me, essa è di una chiarezza solare.
Aderisco pienamente a questa visione del menage familiare, avendo avuto il bene di un amore profondo con mia moglie, donna alla quale io mi aggrappo e che ritengo la mia rupe.
Dico questo perchè in realtà ho sempre avuto l’impressione che, se pure Montale dice di offrire il braccio alla moglie, essendo gli offuscati occhi di lei in grado di vedere meglio le cose della vita, fosse un modo per aggrapparsi alla sua rupe.
Per me è chiara ma mio figlio, che ha tredici anni, ha bisogno di un commento: è il caso di dire che questa è la vita e bisogna aver vissuto per capire.
Va bene. Cercherò di aiutarlo. Un saluto. Pierfrancesco Valle.