C’è parecchio su cui riflettere in questo caldo weekend di maggio. Tanta carne al fuoco e, come sempre, si rischia di perdere un po’ la strada. Ci sono state centinaia di persone in Piazza San Giovanni, qui a Roma. Hanno manifestato in difesa della famiglia. A qualche chilometro di distanza, altre persone fanno una contromanifestazione in difesa della laicità dello Stato. Ho cercato di capirne di più, davvero, ma mi sono dovuto scontrare con il solito problema: la mancanza di messa a fuoco del problema. Tante contraddizioni, tanti malumori, tante imprecisioni. A parte il fatto che qualcuno dovrebbe degnarsi di spiegarmi per bene quale coppia (con o senza prole) possa essere considerata famiglia e quale no. Cioè, è necessario un sigillo del Comune o della Chiesa affinchè la società riconosca l’amore tra due persone? Oppure due persone che si amano non sono tali anche senza questo tipo di approvazioni? Credo che si sia perso il senso della misura, da un lato e dall’altro. E io mi ritrovo separato a metà. Io ci credo nella famiglia, ma ovviamente credo anche al fatto che se i miei non fossero sposati saremmo ugualmente una famiglia. Che differenza c’è? L’unica differenza (quella che ha portato il dibattito fino a questo punto) è che, se io dovessi decidere di non sposarmi, sia io che la mia compagna avremmo negati i diritti riservati alle coppie sposate. Bel casino. Sono per la famiglia, di qualunque tipo essa sia, ma non sono assolutamente per l’adozione di bambini da parte di coppie gay. Non ci sono andato a San Giovanni, non vado mai alle manifestazioni strumentali e strumentalizzate. Sarei andato alla contromanifestazione, ma credo che la laicità dello Stato non abbia bisogno di manifestazioni. E’ una cosa logica. Così come lo è la famiglia. Mi è piaciuto molto quel politico che ha detto “Io manifesto ogni giorno per la famiglia, non ho bisogno di scendere in piazza per farlo…”.
