
Perchè? Guardare uno schermo ti fa risolvere qualcosa?!

Perchè? Guardare uno schermo ti fa risolvere qualcosa?!
C’è chi aspetta treni che spesso non arrivano. Oppure chi si illude che il treno che sta arrivando sia quello giusto. In fondo, come puoi essere sicuro che il treno in arrivo (di cui comunque senti solo i freni) sia quello che ti porta nel posto giusto al momento giusto? Io credevo di aver imparato a riconoscere i treni. Arrivavo nelle stazioni, sapevo quali cartelloni guardare ed a chi eventualmente chiedere informazioni. Poi mi dirigevo spedito verso il treno in partenza. Salivo. All’inizio ero convinto si trattasse del treno giusto, anzi non facevo altro che ripetermelo. Poi, improvvisamente, a metà corsa ho sempre provato l’impulso irrefrenabile di scendere giù. E non appena il treno sferragliava lento tra i tralicci di una stazioncina solitaria (una di quelle dove praticamente non scende e non sale nessuno), io scendevo. L’ho sempre fatto. E’ inutile farsi portare dove non si vuole. A volte sono stato buttato giù a forza, altre con delicatezza. Ma sono sempre sceso. E dunque, percentualmente parlando, ho passato più tempo ad aspettare treni piuttosto che a viaggiarci sù. Sto aspettando l’ennesimo treno. Ne sento i freni, ma ancora non sono sicuro che si fermerà qui. Forse il macchinista non sa che io lo sto aspettando. Forse c’è troppa nebbia o si trova ancora a parecchi chilometri di distanza dalla mia stazione. Questo non lo so, ma l’attesa è snervante… Come sempre.
Domani. Mi sveglierò presto. Farò la valigia. Sceglierò con cura i libri da portarmi dietro. Metterò le canzoni giuste nell’iPod. E prenderò il treno. Piccola sosta a Cosenza per la laurea di Serena, l’Antonio al femminile (se fossi nato donna sarei stato uguale a lei). E poi di nuovo Roma, studio, libri, dipartimento, amici, varie ed eventuali… Sono un po’ stanco e stavolta ci sono motivi che mi rendono felice la partenza e motivi per cui rimarrei volentieri qui. Cosa devo fare? Come sempre, però, la decisione è già stata presa. Biglietti acquistati. E la ruota si è già messa in moto. Lasciami solo il tempo di respirare, destino… Ho bisogno di aria pulita e di affetto sincero.
La sento suonare. E’ una di quelle musiche che ti accarezzano l’anima. Ogni sera, circa a quest’ora, suona per dieci minuti. Solo dieci minuti di pianoforte struggente e bellissimo da ascoltare. E io mi metto in balcone, nelle sere d’estate e la sento ancora meglio. Non so chi sia, ma sono sicuro che debba trattarsi di una donna. Questa è una cosa che mi piace di casa mia. Casa mia! Beh, a questo punto non so più quale sia la mia vera casa… Una volta al mese (se non di più) faccio borsoni e valigie, raccolgo tutti i pezzi della mia vita che spargo in giro e parto. E così anche il treno è diventato l’ennesima casa. E ho amici qui e amici lì, altri ancora in giro per l’Italia (o anche all’estero), cugini sparsi lungo tutto lo stivale e tornare a Milazzo non significa sempre incontrare tutti. E ti accorgi con piccolo sarcasmo che non è cambiato nulla qui e, se qualcosa è cambiato, ti ci abitui ad una velocità incredibile. E mi stupisco sempre di come riesco a rimanere impassibile di fronte agli sguardi delle persone che mi conoscono e che si stupiscono che all’improvviso io sia riapparso qui, senza dare un preavviso. E poi mi piace girare in bici per la città, con le cuffie, salutando chi conosco e pensando nella mia testa “oramai solo io so chi sono… gli altri addirittura non sanno nemmeno dove mi trovo in un determinato momento”… Poi mi fermo. Perchè?! Io lo so? Io so dove sono in ogni momento? A volte mi trovo fuori luogo a Roma, altre volte no. E mi chiedo quasi sempre cosa ci faccio in un determinato posto in un determinato momento. Ma forse questa è una cosa che, da un paio di giorni, non mi importa più. Basta chiederselo!

Ho aperto tutti i cassetti di casa mia, in questi giorni. Cercavo lettere, anelli, bracciali, collanine. Cercavo quelle decine di oggettini che conserviamo perchè ci ricordano qualcuno, qualcosa o semplicemente un luogo. Sembrava che stessi per partire da un momento all’altro. Allo stesso modo di come quando fai la valigia e cerchi di metterci dentro un po’ di tutto. Ma, alla fine, dimentichi sempre qualcosa. Quella lettera che non ti è mai arrivata, quell’altra che tieni nel cassetto di Roma, le decine di lettere conservate dietro la libreria. Tutto e niente. In quei frenetici attimi di ricerca mi sentivo solo. Era come se il mondo avesse deciso di sistemarmi delle belle sbarre davanti agli occhi e io non riuscissi ad allungare le braccia per afferrare i ricordi che mi restano. Non è un bel periodo, credo di averlo ripetuto a chiunque mi chiedeva spiegazioni della mia frase personale su MSN. Non lo è affatto. E, credetemi, non consola per niente il fatto che comunque sia stato io stesso a decidere di passarlo… In uno di quei periodi della mia vita in cui sono più Centomila, piuttosto che Uno o Nessuno…