Archivio di April 2007

Le città e gli occhi. 3.

Sunday 15 April 2007

The Seed

“Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s’alzano dal suolo a gran distanza l’uno dall’altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame. Tre ipotesi si danno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d’evitare ogni contatto; che la amino com’era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza.”
(Italo Calvino, Le città invisibili)

Di nuovo… nella mia seconda casa!

Saturday 14 April 2007

A3_by_antonionemoamato

07:45 - Suona la sveglia del mio scascinatissimo Motorola.
08:00 - Decido di aprire gli occhi.
08:02 - Con leggero ritardo anche il mio cervello decide di intraprendere la sua attività.
08:10 - “Alzati, alzati, alzati”, come un mantra tibetano dentro la mia mente.
08:15 - “ALZATI!”, la voce di mio padre, meno “mantra” e decisamente non “tibetana”.
08:20 - Mi trascino a fatica sotto la doccia.
08:25 - Apro l’acqua, ma la fronte è ancora appiccicata alle piastrelle del bagno.
08:40 - Esco dalla doccia.
08:45 - Vestito, comincio a fare la valigia.
09:20 - Esco di casa e passo a salutare i nonni: “E patti così, a ‘ntrumba?”, mia nonna.
09:30 - Pioviggina, entro in macchina e mio padre mi accompagna alla stazione.
09:52 - Il treno parte da Milazzo. Direzione Roma.
18:35 - Il treno entra nella stazione Termini di Roma. Di nuovo “a casa”.
19:15 - Metto piede in casa.
Cronaca di una giornata di rientro dalle vacanze.
Scusatemi, ma ho dovuto omettere, per evidenti motivi di spazio, tutte quelle voci tipo:
11:13 - Penso a lei.
11:14 - “Chissà cosa fa?”, mi chiedo.
11:15 - “Mi starà pensando?”, mi domando.
11:16 - ecc ecc…
ecc… ecc…

Finalmente!

Friday 13 April 2007

lucchetti1

Ho appena saputo che è caduto il lampione dei lucchetti, su Ponte Milvio. Non so perchè, ma sono strafelice. Non mi va che il mio amore sia legato a qualcosa di materiale e che la chiave che lo suggella si trovi sotto litri di acqua. Il lampione non ha retto. Anche io non reggo più a questa commercializzazione dell’amore…

Nessuna distanza

Friday 13 April 2007

070411vauro

Lettera aperta dello staff italiano di Emergency al Governo italiano
Noi collaboratori italiani di Emergency ci sentiamo direttamente lesi, nella nostra dignità professionale ed umana, dalle aggressioni che provengono da membri influenti delle Istituzioni afgane e dall’inquietante reticenza di quelle italiane. Consideriamo gravissimo che il nostro Governo non abbia immediatamente smentito le infamanti illazioni che descrivono Emergency come fiancheggiatrice di terroristi e di Al-Qaeda. Accuse non confutate neanche nella odierna relazione del Ministro degli Esteri alla Camera dei Deputati. Lo sdegno è rivolto anche agli esponenti della maggioranza e dell’opposizione (nostri rappresentanti) nonché a quei mezzi di informazione che in questi giorni vergognosamente hanno indirizzato specifiche ed infondate accuse contro di noi ed il nostro lavoro. Questo, in qualunque parte del mondo si svolga, è finalizzato insieme a quello di medici ed infermieri, alla cura quotidiana di tutte le vittime delle guerre e delle violenze terroristiche. Nel caso di Emergency, accusando l’Associazione si accusano tutte le singole persone che con essa collaborano. Al nostro collega Rahmatullah, a tutti i nostri colleghi in Afghanistan, a tutti gli afgani che in questi anni abbiamo conosciuto e che ci hanno conosciuto esprimiamo la nostra solidarietà: nessuna distanza potrà alterare questo legame affettivo e professionale. Noi, da cittadini italiani, chiediamo al nostro Governo se, in quanto collaboratori di Emergency, ci ritenga “fiancheggiatori di terroristi”.
Lo staff italiano di Emergency ONG/Onlus
Roma, 12 aprile 2007

Cosa? Cosa vorresti dirle?

Thursday 12 April 2007

Vorrei dirle che forse non sono sempre come vorrei io o come piacerebbe a lei. Vorrei dirle che ritengo di non essere perfetto e non voglio che nessuno lo pensi di me. Vorrei dirle che, se c’è qualcosa che mi fa impazzire, è quando lei mi sfiora la pancia. Vorrei dirle che non dormo più come prima, perchè: o la sogno e dormo bene oppure piango e dormo male. Vorrei dirle che stasera mi manca. E vorrei anche dirle che oggi mi manca più di ieri, ma sicuramente meno di domani…
> L’ispirazione per questo post

12/04/2007 - 12:09:00

Thursday 12 April 2007

6AM_Prague

Sull'orlo di una valle di lacrime…

Wednesday 11 April 2007

When_Heaven_Shed_Tears_by_FelipeWatanabe

Se chiudo gli occhi, riesco a vederti. Sembrerà una cosa banale da dire ad una ragazza, ma è così. Vedo i tuoi occhi, il tuo sorriso, le tue labbra. Se allungo le dita, riesco a toccarti. Sembrerà anche questa una cosa banale, ma posso sentirti sotto i miei polpastrelli. Tocco il tuo viso, le tue mani, la curva del collo, i capelli sulla nuca. Li scosto e li lascio scivolare tra le mie dita, come un pettine d’alabastro, come una suonatrice d’arpa, come il tocco magico di una geisha. Se sfioro le mie labbra, riesco a baciarti. Sembrerà l’ennesima cosa banale da dire, ma posso accostare le mie labbra alle tue. Bacio il tuo naso, le tue palpebre chiuse, le guance solcate dalle lacrime, il mento, il collo, il petto, le mani. Se comincio a chiedermi cosa fai, improvvisamente sono sull’orlo di una valle di lacrime. Scenderanno questa notte, quando il buio e il freddo si faranno più intensi. E tu non sarai qui con me. Ma ancora a più chilometri di distanza del solito. Sai cosa vorrei dirti…

Praga

Tuesday 10 April 2007

Praga_by_richesse

Non so come mai, ma mi sembra di esserci già stato in questa città. Magari d’inverno, quando i mucchietti di neve si dispongono in bella vista ai lati delle strade e sembra che si vogliano arrampicare sui muri. Forse questa non è la stagione adatta per visitare una città come Praga. Io ci andrei col freddo, con la neve, con il ghiaccio che cola dalle balaustre e dai cornicioni. Ti vedo passeggiare per le strade, ridere e commuoverti. Ti immagino in compagnia, da sola, con la macchina fotografica in mano e le cuffie nelle orecchie. Ricordo i tuoi occhi e cerco di trasferirli a quell’altezza, a quelle latitudini. Mi riesce difficile immaginarti lontana, ancora più lontana del solito. E stasera passerai sopra Milazzo e sopra Roma. Tra una settimana sarai sulla mia testa. Io, immerso nelle luci di Roma, alzerò gli occhi al cielo e ti vedrò passare. Allungherò una mano e tenterò di tenerti con me… Lo giuro.

I want to fly…

Tuesday 10 April 2007

hibbary.deviantart.com

Vorrei avere un paio di ali. Tendere il mio naso oltre la scogliera e spiccare il volo. Seguire la sua traccia nel cielo, tra le nuvole e i raggi del sole. Spingermi fino al centro dell’Europa e posarmi sulle sue guance. Mi mancherà un po’ tutto di lei, in questi giorni. Mi mancherà il suo essere spontanea, le sue mani, i suoi capelli, il suo dirmi piano “ti amo”, il suo profumo, la sua voglia di rinchiudersi dentro di me e (nel contempo) di farmi rinchiudere dentro sé stessa, il suo abbandonarsi al nostro amore, la sua timida voglia di vivermi… Sono qui. Con la febbre e la voglia di averla accanto. Ma dovranno passare alcuni giorni prima che io possa tornare nuovamente a perdermi dentro lei. Alcuni giorni soltanto…

UNO

Monday 2 April 2007

halo-monk.deviantart.com

La leggerezza dell’anima… Incontestabili ed incontenibili desideri pervadono il mio essere vivo. Conobbi la passione e lo feci sperimentando, costruendo, azzardando, sicuro di trovarmi di fronte un’autentica sicurezza. Ho imparato a chiamarla in modi strani, inconsueti, mai utilizzati. Mi ha insegnato ad amarla, a capire cosa ci fosse dietro; mi chiese di non darle quella responsabilità così grossa e io le dissi di non preoccuparsi, che comunque non sarei mai tornato indietro. Men che meno per reclamare qualcosa che avevo perduto. Se qualcosa ho perso, sono sicuro che adesso quel qualcosa si trova in buone mani. In buone gambe. In buone labbra. In buoni capelli. In buoni occhi. In buoni fianchi. In buone pieghe. E li sento quei respiri. Sento i suoi silenzi. Li percepisco vicini, come se la stessi respirando. O lontani, filtrati da un telefono che “odi et amo”.
Sei qui. Da 31 giorni.
E non andrai via.
Questo lo so.