
Il termine concetto deriva dall’espressione latina “cum capio” (=raccolgo, prendo assieme) da cui derivano anche i termini comprensione, comprendere, significanti tutti la facoltà innata che hanno gli esseri umani di raccogliere e sintetizzare gli innumerevoli stimoli provenienti dalla percezione della realtà esterna ed utilizzarli per crearsi una propria rappresentazione astratta della realtà stessa. Per facilitare l’utilizzo delle categorie mentali prodotte da questa attività di sintesi ed utilizzarle nella comunicazione interpersonale mediante il linguaggio, si attribuiscono loro delle etichette cioè dei nomi. Nel processo di formazione dei concetti è fondamentale la percezione che si ha della regolarità degli eventi e degli oggetti esterni, regolarità che potrebbe essere anche definita come massimo comun divisore di un dato insieme di oggetti od eventi. Ad esempio: osservando tutti gli oggetti appartenenti al mondo vegetale ci si accorge che molti di essi sono dotati di rami, radici, foglie, si crea di conseguenza il concetto di albero e si attribuisce a tutti gli oggetti di questo sottassieme l’etichetta di albero. I concetti sono unità di pensiero che servono all’uomo per organizzare percezioni, pensieri, sensazioni. In mancanza di concetti si considera la realtà percepita tramite stimoli istintivi (esenti quindi da un percorso mentale, caratterizzato dalla presenza di informazioni).
Adesso capisco tutto. E’ colpa dei concetti se la mia rappresentazione astratta della realtà stessa in qualche caso fallisce il suo compito e mi lascia con un vuoto, per così dire, “istituzionale”. Guardo un oggetto. Vedo che è verde, con una forma longilinea, possiede delle venature di colore più chiaro. Lo odoro, lo tocco, cerco di carpirgli tutte le informazioni necessarie per poi arrivare alla conclusione che si tratta di una foglia. E se fossi un animale? Farei probabilmente gli stessi passaggi, arriverei alle stesse conclusioni. Ma, molto più pragmaticamente, direi a me stesso che non me ne frega un accidente se si tratta di una foglia, di un foglio o di una figlia. So che posso mangiarla; che, se emana un odore sgradevole, forse è meglio non avvicinarsi. E lo stesso vale per il resto. L’uomo, invece, assegna nomi alle cose. Lo fa da millenni. Gli antichi Egizi credevano che solo il nome potesse dare vita ed essenza alle cose. Anche la Bibbia lo afferma, quando riporta che Adamo cominciò a dare un nome a tutti gli esseri del Creato. Ciò non toglie però che, spesso, l’uomo non impara dai propri errori. Il fatto che io assegni un’unità di pensiero (in questo caso, un concetto) ad una serie di sensazioni che sconvolgono la mia esistenza, non mi esime dallo sbagliare. E se il concetto di “amore” oggi può valere, domani improvvisamente potrebbe mutare. Lo chiamerei sempre “amore”, ma sarebbe “sofferenza” o chissà cos’altro…