Archivio di March 2007

Come un serpente, striscio…

Thursday 15 March 2007

Green_Snake

Ho chiuso con le ansie da bambino; con le mie primordiali paure di non farcela o di non essere all’altezza. Mi sono chiuso a chiave dentro me stesso e mi sono obbligato ad affrontare certe ancestrali debolezze che mi caratterizzavano negli ultimi tempi. Ne sono uscito pulito. Ora striscio tra quelle paure, così come fanno i serpenti. Essi strisciano tra le gambe dell’uomo, consapevoli di poter essere calpestati ed uccisi, ma incuranti di questo pericolo. Hanno una mossa da giocare: l’inevitabile morso che affonda nelle carni. E, foss’anche l’ultima cosa che potrebbero fare, non importa… la fanno a tempo debito!

Ombre

Wednesday 14 March 2007



Due simpaticissimi cagnolini inseguono le ombre; vicino Piazza Venezia.

Chiudere Guantanamo, ora!

Wednesday 14 March 2007

Arriva un momento…

Wednesday 14 March 2007

darknesswonder.deviantart.com

Arriva un momento nella vita di un uomo nel quale quel momento non gli basta più. Chiude la cornetta. Si guarda intorno. Ascolta il silenzio che lo avvolge. E, pur essendo uomo, pur avendo un determinato carattere, pur risultando forte e determinato… quell’uomo comincia a singhiozzare. Comincia a chiedersi cos’è che lo riduce in quel modo, cosa lo spinge e cercare le tanto odiate lacrime, cosa gli permette di superare la sua naturale diffidenza con il sentirsi fragile. E tutto precipita, vuoi o non vuoi; sia che la telefonata sia stata bella ed emozionante, sia che invece ci si è presi a parole tutto il tempo. Non importa. Guarda la sua vita da un’angolazione completamente nuova, e si chiede quanto ancora rimane da vivere prima di poterla rivedere. Quanto dura il tempo di una lontananza. Perché vivere si chiama vivere solo quando si trova accanto a lei. Tutto il resto è sopravvivere. E chiedersi quanto ancora manca prima di poterla riabbracciare. E maledice chi ha creato la distanza, chi ha inventato le stazioni e gli aeroporti, chi ha deciso che per poter studiare ciò che piace si deve sempre andare lontano da casa. Ha chiesto solo un amore possibile ed invece ha tra le mani un amore probabile. Fatto solo di lui e di lei. Fatto dalla loro forza e dalle loro debolezze. Ma ce la faremo, dice tra sé e sé. E ci crede.
> L’ispirazione per questo post

Mi nascondo… e ti cerco

Monday 12 March 2007

gunnmgally.deviantart.com

Prendo fiato. Un piccolo respiro. Lento e costante. Finché le mie narici non si riabituano all’aria. Sentire il respiro che si fa lento, ritmato, melodioso. Apro gli occhi. Mi trovo in una stazione. Il rumore lontano di un treno che arriva, come se si trattasse di un respiro umano. Sempre più forte e veloce. Ansima il treno. Si avvicina impetuoso. Dai binari e dalle traversine non escono ciuffi d’erba, ma robusti capelli neri che si avviluppano nell’aria, si aggrovigliano ai cavi della corrente. Il treno è dipinto di rosso e, sulle fiancate, la vernice fresca è stata sporcata dalle mani delle persone che hanno tentato di fermarlo mentre partiva, per poter salutare ancora una volta il fidanzato, o la mamma, o il nonno che torna al suo paese dopo un fine settimana passato con figlio e i nipotini. La mia valigia viene presa in consegna da due omini bassi con il naso a punta. Il predellino si abbassa e loro saltano sù con agilità e freschezza. Mi fanno cenno di seguirli. Mi volto ancora una volta. Non c’è nessuno a salutarmi, ma agito ugualmente la mano in direzione dei disegni osceni che tappezzano i muri della stazione. Il cartellone con sù scritto “Razionalità” pende da un lato, bucherellato da quelli che sembrano colpi di pistola. Salgo sul treno e trovo posto. Si parte. Il treno si muove agilmente tra i capelli fitti e corvini. Al di là del finestrino, ogni tanto compaiono coppie di occhi che scrutano dall’oscurità. E, tutto ad un tratto, la foresta di capelli si dirada e, sulla nostra destra, compare una collina dalla forma di fungo. Sembra che qualcuno ci ascolti incessantemente e un brontolio sordo scuote i binari ed i vagoni. Ho sentito dire che siamo nella terra dei mille ascolti. Non so cosa voglia dire, ma ben presto, il terreno si rivela nudo, senza alcuna traccia di erba né capelli. Solo una leggerissima brezza proviene da sud. Chiudo gli occhi per qualche minuto, ma mi risvegliano gli urlettini di stupore delle donne che viaggiano nel mio stesso compartimento. Mi guardo un po’ intorno per cercare di capire cosa sia l’oggetto del loro stupore e, mentre alla nostra destra si innalza una collina ricoperta di fitti alberelli neri, alla nostra sinistra appare un’immensa distesa d’acqua color melassa. La superficie del lago è calmissima e tutto ciò che cresce intorno allo specchio d’acqua vi si riflette senza interruzioni. Guardo ancora un po’ il panorama mozzafiato, dopo di ché decido di tornare a dormire. Ma il mio sonno dura pochissimo. Altre urla, stavolta più intense delle precedenti, mi risvegliano bruscamente. Una donna, solerte, mi indica il lago. Non lo avrei mai creduto possibile, ma la superficie adesso è sconvolta da onde e increspature. In fondo, verso sud, l’acqua in movimento ha trovato uno sfogo e un torrente impetuoso si riversa adesso verso meridione, attraverso la pianura. Continuiamo il nostro viaggio e, dopo pochi minuti, il treno si inerpica su un’altura dalla quale riusciamo a vedere uno specchio d’acqua identico al primo, proprio alla nostra destra. Una donna mi guarda e, sconvolta, si indica i bulbi oculari. Un’altra mi sussurra qualcosa a proposito dei laghi della visione, ma non capisco molto. Parlano una lingua strana; una lingua che più ci spostiamo verso sud, più riesco a capire. Il viaggio procede senza altri intoppi, né altri fenomeni strani, a parte una brusca discesa a valle. Ora ci aggiriamo in una palude, diretti verso quella che sembra una gola. La aggiriamo dalla destra ed entriamo spediti. Proprio all’interno della gola, vi è la stazione di arrivo. Molte donne, prima che il treno si fermi, mi salutano calorosamente e capisco che aspettano una coincidenza per recarsi in chissà quale altro luogo. Un cartello indica il nome del paese dove siamo arrivati: “Istinto”. Tutto è pulito, sistemato, lindo. La stazione conserva ancora strutture della fine del XIX secolo ed i cartelli sono scritti con una calligrafia semplice. Scendo dal treno e sembra quasi che tutti si muovano secondo un primordiale desiderio. Un uomo si dirige verso la biglietteria e, a pochi metri da questa, cambia direzione e sale su un treno fermo al binario. All’inizio ho una sensazione come di caos, ma pian piano mi rendo conto che, se di caos si debba trattare, è pur sempre un caos organizzatissimo. Non avviene nulla per caso. Un pensiero si fa strada dentro me e diventa sempre più difficile reprimerlo. Mi avvicino al capostazione e chiedo quale sia la strada per il centro del cuore. Mi guarda, sfodera un sorriso e mi dice che, essendo giunto sano e salvo sulle labbra di questa persona, manca davvero poco alla mia meta. Mi metto in cammino di buon umore, mentre la primavera sboccia.

La Mancanza

Monday 12 March 2007

ochrejelly.deviantart.com

Ho chiesto al tempo di fermarsi, di darmi un po’ di tregua, di concedersi benevolo alle mie esigenze. Non mi sarei voluto allontanare, non vorrei partire; improvvisamente il mio nomadismo cozza contro una voglia fisica di rimanere qui dove sono. E quel “qui” non significa necessariamente Milazzo, né la Sicilia. Significa “qui dove sono”; mentalmente stavolta. E parlo di me, parlo sempre di me; mentre qualcuno entra dentro di me e comincio a parlare anche di qualcun altro che non sia me stesso. Sono seduto sulla cima del mondo, dove tutto inizia e tutto finisce. Mi sporgo un po’ e, sotto i tuoi capelli, vedo i tuoi occhi. Mi aggrappo alle tue ciglia e scivolo sul naso, fino alle labbra… Fino a sentirti mia. E sento che lo sei. Ci sei. E io sono qui.

“Conosco vite della cui mancanza non soffrirei affatto; di altre invece ogni attimo di assenza mi sembrerebbe eterno.” (Emily Dickinson)

The best english Speaker…

Friday 9 March 2007

Raga, se io non so parlare l’inglese con una corretta pronuncia, mi consolo… Rutelli non è da meno!

Non chiedetemi di lei

Thursday 8 March 2007

frixin.deviantart.com

Si corre il rischio per ora, a chiedermi di lei… Ieri ho ingaggiato Fefè in una chattata strappa-lacrime, ho disturbato Decay per andare a leggere il mio blog, ho scritto almeno 3 post di seguito, ho versato pensieri e tanto altro… Il tutto condito dalla sua immagine. Si corre il rischio, dicevo, di lasciarmi parlare per ore di sensazioni, emozioni, ecc… Il blog sta diventando monotema? Me ne frego… Io sto diventando noioso (più di quanto lo ero prima)? Me ne frego… Rischio di perdere affezionati lettori? Me ne frego… Sono come il direttore di un giornale che, improvvisamente, decide di non inserire più la pubblicità all’interno della sua testata, di non seguire più il target dei suoi lettori e di fregarsene del mercato. Scrivo per me, per ora. E per un’altra persona. E chi avrà il piacere di starmi dietro, scoprirà un’altro lato del mio carattere…

Tu… [seconda parte]

Thursday 8 March 2007

[continua dal post precedente]

… non sei con me,
quando riesco a mettere in funzione la lavatrice…
… non sei con me,
quando tieni stretta la tua mucca preferita…
… non sei con me,
quando scatto mille foto e vorrei che ci fosse il tuo viso…
… non sei con me,
quando esci dal cassetto la maglietta che a me piace tanto…
… non sei con me,
quando mi vesto la mattina mentre ascolto Battiato…
… non sei con me,
quando guidi per la strada e sterzi per evitare i fossi…
… non sei con me,
quando mi accorgo che non ti conosco al 100%…
… non sei con me,
quando ti rendi conto che anche io sono triste…
… non sei con me,
quando mi credo forte ed invece sono debole…
… non sei con me,
quando ti credi forte ed invece sei debole…

[continua]

Tu… [prima parte]

Wednesday 7 March 2007

… non sei con me,
quando muovi le dita nel tentativo di legarti i capelli…
… non sei con me,
quando cerco la musica adatta per piangere…
… non sei con me,
quando chiudi la porta di casa e metti l’allarme…
… non sei con me,
quando le ruote della bici mi trascinano al mare…
… non sei con me,
quando decidi risoluta di andare a “ronfire”…
… non sei con me,
quando metto le cuffie e ti penso…
… non sei con me,
quando ti trucchi e asciughi i capelli…
… non sei con me,
quando dopo la doccia metto la musica ad alto volume…

[continua]