Nè destra, nè sinistra, nè …?

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Il mio “creare blog” ebbe inizio qualche anno fa. In una maniera un po’ strana, direi. Facevo scorribande per la Rete, raccoglievo articoli, opinioni, vignette e inviavo il tutto via mail ai miei primi lettori… cioè tutta la mia rubrica indirizzi. Praticamente c’era chi leggeva e rispondeva, chi leggeva soltanto e chi cestinava direttamente. La democrazia funziona così. Ovviamente, tutto ciò che “postavo” in questo mio primo blog aveva a che fare principalmente con la politica, con la cultura e con la società. Provocavo, facevo discutere e spesso le mie mail erano la base per alcune chiacchierate con un vecchio amico. Io ero l’intellettuale di sinistra, a colloquio con il marinaio di destra, con il “finiano” vecchio stampo. Avevo un’idea ben precisa del ruolo che la politica rivestiva nella mia vita. Perché parlo al passato? Ci arrivo, tranquilli… Erano i tempi del governo Berlusconi, che tanto aveva fatto parlare di sé e tanto continua a far parlare ancora adesso. Erano i tempi delle leggi ad personam, dell’articolo 18, della guerra prima in Afghanistan e poi in Iraq, della nostra alleanza con l’America di Bush, e di tutto ciò che successe dopo il maledettissimo 11 settembre (e qui, il “maledettissimo” non è riferito solo all’immane quantità di persone che morirono in quell’attentato, ma anche all’ancora più immane tragedia che colpì le popolazioni innocenti di Afghanistan, prima, ed Iraq, poi…). Si parlava, si confrontavano opinioni diverse, alcune volte si trovavano dei punti di contatto; ma, alla fine, si rimaneva comunque della propria idea, come era giusto. Ingenuamente, e con la passione di un tempo, credevo esistesse in Italia una forza politica capace di cambiare la situazione. Ne ero convinto. C’erano cortei e manifestazioni, esisteva un “popolo della pace” (tanto cavalcato dai politici quanto esaltato dai giornalisti), c’era nell’aria un profumo diverso, di cambiamento, di voglia di fare. C’era una campagna elettorale. Punto. C’era SOLO e SOLTANTO una campagna elettorale. Andai a votare il 9 aprile. Elettrizzato, fiducioso, speranzoso. Poi la lunga trafila degli exit-pool, il mistero del calo di schede bianche (ma questa è un’altra storia e qualcuno a raccontarla ci sta lasciando le penne), la vittoria così risicata della sinistra che la si chiama vittoria proprio perché non esiste altro termine per identificare una mezza sconfitta (forse “vittoria di Pirro” andrebbe bene). Ma, nonostante tutto, c’eravamo. Eravamo lì. Ora si trattava di governare. E di rispettare gli elettori. Perchè un politico lo sa cosa vuole il suo elettore. Lo sa, ma spessissimo fa finta di non saperlo. “Cade dalla naca”, come direbbe mia nonna. E così, questo governo, tanto atteso, casca dalla naca. Fa finta di non capire che la maggioranza dei suoi voti li ha avuti da persone che con la guerra in Iraq ed in Afghanistan non vogliono avere nulla a che spartire. Irresponsabile. Si è chiamato in causa un aggettivo così pesante per identificare il comportamento dei parlamentari della sinistra che hanno votato contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Ma si può, in questo Paese, votare secondo coscienza? O lo si può fare solo quando si deve votare sui DICO? Un parlamentare che è contro le coppie di fatto ha maggiore diritto di professare la sua contrarietà col voto a sfavore rispetto ad un parlamentare che è contro una politica di guerra e non di pace? Ma ho perso il filo… Credo di essere arrivato al momento fatidico, un momento che ho sempre cercato di evitare. Io non mi sento più rappresentato da nessuna forza politica. Forse mi sento più rappresentato da singole personalità, ma una persona non fa un partito. Io sono disilluso. Da un governo nel quale non mi rispecchio. Da un’opposizione che non capisce cosa significhi fare davvero l’opposizione. Da una politica che è sempre più fatta da parole e interviste in tv, piuttosto che da fatti. E ora, sbizzarritevi pure con i commenti… Di certo, non finisce qui…
P.S.: l’immagine che ho scelto sta a significare che, pur nella mia incertezza di questi tempi, preferisco comunque essere un coglione, mio caro Signor Berlusconi!

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