Barber's Song

The_Barber_Chair_7_by_peitxon

Ho pochi ricordi vividi della mia infanzia. Ma una cosa che mi è rimasta impressa è il sabato pomeriggio dal barbiere. Una ventina d’anni di meno. La mia manina dentro quella di papà. Il profumo forte di mandorle e di dolci. E poi, una volta entrato nel salone, quel profumo di capelli. Così forte e così particolare. Ed Enzo, il mio barbiere, che mi chiedeva ogni volta come li volessi fatti quei capelli lisci e biondi; come se non sapesse che ogni volta la mia risposta era sempre la solita: “A carrè!”. Parola che ancora adesso non riesco ad identificare… Chissà cosa vuol dire?! E la radiolina accesa ad un volume che non dava assolutamente fastidio. Le mani di Enzo che mi bagnavano la testa, mio padre seduto a leggere o a guardarmi, altri clienti sulle poltrone ad aspettare una barba fatta bene. Qualcuno riusciva persino a fumare il sigaro mentre Enzo seguiva meticolosamente le linee del mento con il rasoio. Le canzoni da barbiere; quelle me le ricordo… De Andrè, Battiato, De Gregori, Battisti. Sempre e solo musica italiana. Ricordo che, una volta, un velocissimo passaggio del dito di Enzo sul selettore della stazione radio ci propose un breve intervallo di musica straniera. A quel tempo non sapevo chi fosse quella band. Li avrei conosciuti ed apprezzati qualche anno più tardi. La canzone era “Where The Streets Have No Name”. Non credo ci sia bisogno di svelare il nome della band.

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