Archivio di gennaio 2007

Un anno in più

giovedì, 4 gennaio 2007

Anche quest’anno è arrivato il fatidico giorno in cui mi appresto a constatare che in fondo è vero che il tempo passa. I miei anni diventano così ventiquattro e lentamente mi avvicino al traguardo del quarto di secolo. Un volta, quando ero bambino, consideravo inutili gli anni tra i diciotto e i trenta, tra la conquista di una presunta maturità e il tempo in cui ci si doveva formare una famiglia propria. Adesso mi rendo conto che mi sbagliavo di grosso; sono questi gli anni in cui sto crescendo, in cui mi accorgo di fare minchiate o mi congratulo con me stesso per ciò che faccio nei momenti di crisi. Li sto vivendo questi anni “inutili” e il destino oggi mi ha messo di fronte alla realtà: due occhioni azzurri. Mi guardavano e, nel silenzio, mi facevano decine di domande. Lei mi osservava e, istintivamente, io le sorridevo. Il cappuccio peloso del cappotto incorniciava un visino tondo e accalorato, ma lei non ricambiava il mio sorriso. Continuava a guardarmi e a tirare sù con il naso. Mi sono sentito “vecchio”. Ho sentito tutto il peso dei miei ventiquattro anni. Fissavo i miei occhi scuri dentro i suoi, non sorridevo più e una gran tristezza mi stava opprimendo. Lei dovette accorgersene e scoppiò in lacrime. Il padre cercava di consolarla e le chiese in francese se le andava di sedersi accanto a me. Forse pensava che la bambina fosse stanca. Ma la piccola oppose un netto rifiuto alla proposta del papà. Io rimisi le cuffie nelle orecchie, le sorrisi un’ultima volta e mi girai verso il finestrino, prima che lei potesse diventare nuovamente triste. Qui nevica oggi. Anche dentro me nevica. I fiocchi si posano senza far rumore, così come i miei pensieri passano senza che io li percepisca. Credo che qualcuno mi stia pensando. Lo sento quando accade. Spero solo che lo sentano anche gli altri, quando sono io a pensarli. Auguri a me stesso. Che possano essere i migliori ventiquattro anni della mia vita!
P.S.: tra i miei diciotto anni (passati nel periodo più bello della mia vita, finora) e i miei trent’anni (che passeranno senza che io mi sia formato una famiglia tutta mia) c’è l’Antonio di adesso. Non c’è nessuno che vuole scoprirmi? Nessuno che voglia fare un giro?

Nomade

mercoledì, 3 gennaio 2007

Ho appena scoperto che “nemo” in greco antico vuol dire “conduco al pascolo”; da qui, “nomade”. Piccolo sondaggio: chi di voi riscontra nel mio carattere tracce di nomadismo? Commentate, gente, commentate (non sono ammesse battute di dubbio gusto!)…

Capita…

mercoledì, 3 gennaio 2007

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Baustelle nelle orecchie, ali nei piedi, vento tra i capelli, neve sulla faccia… E’ questa la vita di questi giorni! Ogni tanto qualche ricordo “scomodo”. Allora prendo velocità, inghiotto il groppo in gola, osservo la tranquillità della e mi butto giù sulla neve fresca. E’ comodo così. Lo si potesse fare sempre, nella vita! Non appena ci si accorge che qualcuno ci sta per fare del male, via…! Lontano, su un paio di sci… Ma non è così. Ci sbatti sempre con la realtà; cerchi di aggirarla, ma lei ti aspetta alla curva dopo, dove il tracciato è più insidioso e sei costretto a rallentare. Ed è lì che ti trovi il cumulo di neve fresca; tenti di usarlo come rampa per un salto ma i tuoi sci si inchiodano e ci si conficcano come un coltello nel burro. La finestra davanti a me è aperta; le cime delle montagne sono inondate dagli ultimi raggi del sole che tramonta e una nebbiolina sottile aleggia tra gli alberi qui di fronte. A volte capita di pensare che, andando lontano da casa, si riesca a dimenticare qualcosa o qualcuno, oppure quantomeno si riesca a non pensarci, a tramortire un ricordo. Non ucciderlo, ma renderlo innocuo per qualche tempo. Ma poi basta poco per far ricominciare il cervello (o il cuore, dipende dai casi) a pensare. A volte mi capita con un profumo, altre volte con una canzone; ma anche con una scena che mi capita sotto gli occhi. Come sempre, divago. Non so dove voglio andare a parare con questo discorso; dunque mi sa che è meglio se lo tronco qui…

L'importante è crederci (?)

martedì, 2 gennaio 2007

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Ho camminato per un’ora. Sotto i fiocchi di neve fresca. Assaporando una gustosa crèpes alla Nutella. Passando accanto a una chiesetta in perfetto stile gotico d’alta montagna: l’eleganza maestosa resa attraverso l’utilizzo di pietre massicce e grossolane. Lungo la strada, pensavo. Come sempre. Ritrovo la mia identità perdendomi nel mio respiro ritmato, nello scalpiccio delle scarpe sulla neve fresca, nel forte odore di legna che arde. Un cane randagio mi ha fatto compagnia per un tratto di strada, finché la mia crèpes non è finita e così ho smesso anche di dividerla con lui. Sono stato lontano dalla Sicilia, per ora; tra Roma e questa vacanza in Francia, il poco tempo che ho passato sulla mia isola non mi è bastato. Non appena tornerò giù, andrò subito in riva al mare. Prenderò fiato, raccoglierò quanta più aria che sa di salsedine possibile, mi tapperò la bocca e correrò via. Risalirò a Roma, mi impegnerò a non piangere per niente e nessuno, e mi butterò sui libri. Giuro! Non chiedo altro adesso… Stasera qualcuno mi ha detto che l’importante è crederci nell’amore. Fatto ciò, lui arriverà. Non me ne voglia a male la persona che così gentilmente ha tentato di tirarmi sù, ma spesso mi rendo conto che, quantomeno su di me, queste frasi non hanno effetto. Se ci fosse davvero una relazione tra ciò che diciamo e una diretta conseguenza pratica, ecco… su di me, comunque non funzionerebbe. Chi ci crede nell’amore? Chi lo vive giorno dopo giorno, chi lo sperimenta, chi sta male per via di un sentimento così fantastico ma anche così pericoloso. Io no di certo! Io non riesco più a crederci. Ho fatto stare male molte persone a causa di questa mia mancanza di fede, e me ne dispiaccio sempre più. Ma, più passa il tempo, e più mi rendo conto che io sono l’antitesi dell’innamorato. Sono il “lato oscuro” dell’amore, il capolinea del sentimento. Stazione di arrivo raggiunta, gente! Si scende!

Sospeso

lunedì, 1 gennaio 2007

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Stavo pensando al mio essere sospeso tra passato e futuro. Mi capita con le mie passioni: l’archeologia e l’informatica; mi capita con la mia vita in generale (vivo pensando al passato e immaginando il mio futuro). Forse qualcuno potrebbe obiettare che, in fondo, così non si vive affatto. Ma credo di non riuscire a rispondere o a difendermi da un’accusa del genere.
Qualcuno mi ha chiesto i miei propositi per il 2007. Li avessi, saprei cosa dire!

Se mi concentro, l'India la invento…

lunedì, 1 gennaio 2007

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Questa notte è strana.
Chi mi conosce davvero bene, sa già cosa vuol dire se una cosa appare strana ai miei occhi. Un ultimo dell’anno un po’ in sordina, senza grandi festeggiamenti e lontano da casa. “Cenone” senza alcuna pretesa; una buona pasta con il ragù ai funghi; vino rosso e poi champagne e flan. Alle 00:30 eravamo già in giro per le vie del centro di Chamonix. C’era chi festeggiava il nuovo anno ubriacandosi, chi facendo a botte, chi augurando le migliori cose a chiunque incontrasse per la strada. Gli italiani, con un certo retrogusto mondiale (fuoriluogo), cantavano l’inno nazionale e affibbiavano epiteti volgari alla madre di un noto giocatore francese. In puro Materazzi-style! Una ragazza mi si è avvicinata contentissima dicendo “Bon anneé!” e io le ho risposto forse un po’ troppo blandamente. Credo mi abbia mandato “a quel pais”, o qualcosa del genere. Per fortuna, capisco poco il francese! Dopo più di un’ora di fila davanti a un locale (tra l’altro, troppo pieno e con musica troppo commerciale), il buttafuori ci ha bruscamente e “strafottentemente” comunicato che non potevamo entrare. Credo che la sua decisione fosse strettamente connessa con il nostro essere intimamente e orgogliosamente italiani. Stamattina invece mi trovavo sulla “chairlift” (seggiovia) che mi avrebbe portato a circa 2500 metri di altezza. Posti per 4, ma ero l’unico lì sopra. Cuffie nelle orecchie, e il mio fido iPod (che, non so come faccia, mi spara sempre le canzoni giuste al momento giusto; tipo “Mission: Impossible” mentre scivolo di brutto su un costone di ghiaccio) fa partire una canzone di Concato. Sì, lo so che non dovrei sentire certa roba, ma mi piace. Parte l’arpeggio iniziale e la seggiovia si blocca, il bianco della neve diventa ancora più accecante, un venticello freddo mi costringe a ritirare la testa come fanno le tartarughe. Tutto si blocca; scorrono solo le parole e le note di questa canzone e, insieme a loro, i miei pensieri, i miei ricordi, le mie senzazioni. Tutte cose di ieri che, improvvisamente, diventano attuali. Ho pensato alla persona che mi ha fatto scoprire questa canzone. Ti ho pensata così intensamente, Luli, da star male. La seggiovia è ripartita, ma c’è un pezzo di te anche lassù sulla montagna. Così come ci sei nella mia casa a Roma, nel lungomare della mia città, nella mia casa di campagna, vicino al Colosseo, nelle mie librerie preferite, nelle tazzone di té alla vaniglia. C’è un pezzo di te lì dove c’è un pezzo di me, ma è difficile che ormai io riesca a trovare il pezzo più grosso, quello più vero. Quello giusto.
O forse un giorno cambierà. O cambierò io, e tu non sarai più lì dove sarò io.