Archivio di January 2007

Sospeso

Monday 1 January 2007

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Stavo pensando al mio essere sospeso tra passato e futuro. Mi capita con le mie passioni: l’archeologia e l’informatica; mi capita con la mia vita in generale (vivo pensando al passato e immaginando il mio futuro). Forse qualcuno potrebbe obiettare che, in fondo, così non si vive affatto. Ma credo di non riuscire a rispondere o a difendermi da un’accusa del genere.
Qualcuno mi ha chiesto i miei propositi per il 2007. Li avessi, saprei cosa dire!

Se mi concentro, l'India la invento…

Monday 1 January 2007

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Questa notte è strana.
Chi mi conosce davvero bene, sa già cosa vuol dire se una cosa appare strana ai miei occhi. Un ultimo dell’anno un po’ in sordina, senza grandi festeggiamenti e lontano da casa. “Cenone” senza alcuna pretesa; una buona pasta con il ragù ai funghi; vino rosso e poi champagne e flan. Alle 00:30 eravamo già in giro per le vie del centro di Chamonix. C’era chi festeggiava il nuovo anno ubriacandosi, chi facendo a botte, chi augurando le migliori cose a chiunque incontrasse per la strada. Gli italiani, con un certo retrogusto mondiale (fuoriluogo), cantavano l’inno nazionale e affibbiavano epiteti volgari alla madre di un noto giocatore francese. In puro Materazzi-style! Una ragazza mi si è avvicinata contentissima dicendo “Bon anneé!” e io le ho risposto forse un po’ troppo blandamente. Credo mi abbia mandato “a quel pais”, o qualcosa del genere. Per fortuna, capisco poco il francese! Dopo più di un’ora di fila davanti a un locale (tra l’altro, troppo pieno e con musica troppo commerciale), il buttafuori ci ha bruscamente e “strafottentemente” comunicato che non potevamo entrare. Credo che la sua decisione fosse strettamente connessa con il nostro essere intimamente e orgogliosamente italiani. Stamattina invece mi trovavo sulla “chairlift” (seggiovia) che mi avrebbe portato a circa 2500 metri di altezza. Posti per 4, ma ero l’unico lì sopra. Cuffie nelle orecchie, e il mio fido iPod (che, non so come faccia, mi spara sempre le canzoni giuste al momento giusto; tipo “Mission: Impossible” mentre scivolo di brutto su un costone di ghiaccio) fa partire una canzone di Concato. Sì, lo so che non dovrei sentire certa roba, ma mi piace. Parte l’arpeggio iniziale e la seggiovia si blocca, il bianco della neve diventa ancora più accecante, un venticello freddo mi costringe a ritirare la testa come fanno le tartarughe. Tutto si blocca; scorrono solo le parole e le note di questa canzone e, insieme a loro, i miei pensieri, i miei ricordi, le mie senzazioni. Tutte cose di ieri che, improvvisamente, diventano attuali. Ho pensato alla persona che mi ha fatto scoprire questa canzone. Ti ho pensata così intensamente, Luli, da star male. La seggiovia è ripartita, ma c’è un pezzo di te anche lassù sulla montagna. Così come ci sei nella mia casa a Roma, nel lungomare della mia città, nella mia casa di campagna, vicino al Colosseo, nelle mie librerie preferite, nelle tazzone di té alla vaniglia. C’è un pezzo di te lì dove c’è un pezzo di me, ma è difficile che ormai io riesca a trovare il pezzo più grosso, quello più vero. Quello giusto.
O forse un giorno cambierà. O cambierò io, e tu non sarai più lì dove sarò io.