Archivio di gennaio 2007

Bouquet – Baustelle

martedì, 23 gennaio 2007

La solitudine è stile di vita per me,
quando mi stanco di chi mi giudica
un cantante fra le nuvole.
Allora succede che torna la nausea,
salgo sulla bicicletta ed osservo
passare il mondo in chiave estetica.
Perché scelgo le persone sulla base di
cravatte e tagli di capelli semplici,
particolari che direste inutili
in altre occasioni memorabili.
Se questo non ha senso, guardo voi,
le vostre vite; mi chiedo
“La bellezza che cos’è?”,
ma resto qui con un bouquet
di viole che non gradirai.
Si dice in giro che sei
solo un bastardo, lo sai?
Dormi nei letti di tutte dormendo mai.
Io non ci credo, dimmelo chi sei, che vuoi?
S’il vous plait, baciatemi e scordatemi,
scrivetemi una lettera e mollatemi.
Come on baby, amore, solo amore.
Dammi solo un fiore ed un pugno di dollari.
Se questo non ha senso, guardo voi,
le vostre vite; mi chiedo
“La bellezza che cos’è?”,
ma resto qui con un bouquet
di viole che non gradirai.

Ricordi…

giovedì, 18 gennaio 2007

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Era il 29 novembre del 2006. Stavo a Roma da una settimana.

E’ una mattina strana.
Mi sono svegliato alle sei e mezza e non sono più riuscito a riprendere sonno. Ho pensato alla Sicilia, alle strade beige e polverose dell’entroterra, alla granita d’estate, al profumo del mare. Ho fatto una doccia, e poi ho preso un tè alla vaniglia che ho trovato in una erboristeria vicino al Colosseo. E ora sono seduto davanti al pc del mio coinquilino. Alle undici ho lezione e preferisco uscire il più tardi possibile, perchè ancora il sole non è alto e in città, tra palazzoni e grattacieli, non si fa notare prima delle undici. Metterò la sciarpona lunga che mi piace tanto, sistemerò gli occhiali sul naso, aggiusterò la borsa sulla spalla e uscirò, ricordandomi di chiudere il gas e la porta. Scenderò in strada, davanti casa, probabilmente aspetterò un minuto scarso e prenderò il 163 (oppure il 443, o il 448, anche se il 211 porta pure all’università). Sul bus rimarrò alzato, con la faccia incollata al finestrino (evitando di incollarla troppo sennò non si staccherebbe più). Mi accorgerò solo in quel momento di calma che mi è venuto un piccolo herpes all’interno del labbro e mi chiederò come sia possibile, visto che è da un bel po’ di tempo che non bacio nessuno. Sferragliando arriverò al Piazzale del Verano (dove c’è un fantastico cimitero monumentale che, prima o poi, visiterò), mi incolonnerò nella fila di ragazzi che vanno all’università e lì la mia particolarità, la mia originalità, il mio essere unico si perderà in una miriade di persone, sentimenti e aspetti diversi. Come al solito, cercherò di evitare quelli che distribuiscono volantini e quelli (ancora peggio) con il tavolino per le firme. Non sono in vena nè di solidarietà, nè di politica per ora. Da un po’ di tempo a questa parte esisto solo io. Mi rendo conto di essere un egoista ma, da bravo egoista, me ne sbatto! Mi infilerò nella mia Facoltà che, sempre di più, sento davvero mia… Salirò le scale, girerò a sinistra e arriverò nel MIO Dipartimento: Studi Orientali. Girerò un po’ lì, mi siederò per terra (visto che non ci sono sedie) e studierò aspettando che inizi la lezione. Ogni tanto osserverò le persone passare, perchè non lo dimentico il consiglio di una persona: “trovati qualcuna con cui stare bene”. Cazzo, una lacrima sulla tastiera! Antonio mi ammazza! Comunque, entrerò a lezione. Ascolterò estasiato la prof parlare delle immagini del Buddha nell’arte del Gandhara e penserò all’Asia, all’India, a un viaggio che, prima o poi, farò davvero. La mia mente scivolerà su distese di terre, su fiumi, persone, case. E sognerò qualcuno accanto a me, qualcuno che non mi ha dimenticato. Qualcuno che ci sarà, nonostante magari entrambi avremo davvero trovato qualcuno con cui stare bene. Finita la lezione, mangerò qualcosina, prenderò un caffè zuccherato (almeno 2 cucchiaini e mezzo) e girerò per Roma. Roma. Galleria Alberto Sordi. Libreria Feltrinelli. Secondo Piano. Caffetteria. Ti siedi, prendi qualche rivista, ordini un tè e leggi. Scambi occhiate con qualcuno. E poi giri un po’ tra i libri. E sai che, nella zona architettura, ci trovi le studentesse di architettura (un po’ snob, ma simpatiche), nella zona letteratura ci trovi qualunque tipo di persona (di norma immersa nella lettura “a scrocco”), nella zona cinema ci trovi delle pazze scatenate che sanno tutti i film di Mario Monicelli a memoria, nella zona… Potrei continuare all’infinito ma ho bisogno di respirare aria nuova. Uscirò fuori. Il sole sarà di nuovo basso e questo significherà che sarà ora di tornare a casa. Di nuovo metro, autobus e piedini per raggiungere casa. Aprirò la porta, butterò le scarpe in camera, parlerò un po’ con Antonio. Preparerò la cena (visto che mi piace farlo), mangeremo, Antonio laverà i piatti (in base a un tacito accordo, la sera io cucino e lui lava). E poi a letto (tranne di sabato). E tutto ricomincia da capo…

Dal Dizionario della Lingua Italiana "De Mauro"

mercoledì, 17 gennaio 2007

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Torno pochi minuti fa a casa da una lezione. Arrivo nel portone di casa mia e noto una scritta per terra. Bomboletta a spray bianca. Mi avvicino. “Deve essere fresca”, mi dico. Ieri sera non c’era. Insomma, la foto spiega tutto. Io però immagino la reazione della ragazza a cui era indirizzato questo saluto. Ti svegli stamattina, con gli occhi ancora impiastricciati dal sonno, versi il latte nel pentolino e metti tutto sul fuoco. Poi ti affacci alla finestra, scosti le tendine, guardi il cielo plumbeo di stamattina e pensi “Cavolo, anche oggi l’ombrello per andare all’uni…”. Poi abbassi lo sguardo e… il fuoco avvampa! Magari piangi anche. Quello stupido è arrivato fino a qui, di notte, e ha scritto quelle parole per te. Parole vere. Forse un po’ banali, ma è una vera sorpresa… Come l’amore, d’altronde!

Ecco che fine ha fatto Nemo!

lunedì, 15 gennaio 2007

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Vi presento…

lunedì, 15 gennaio 2007

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… il nuovo arrivato nella mia famiglia multimediale!
Poco più grande di una moneta da 2 euro!

Metro

lunedì, 15 gennaio 2007

Quanto costa pensarti in metro con le cuffie nelle orecchie?

Il torrone tra le mutande (no doppi sensi!)

mercoledì, 10 gennaio 2007

Mia madre è irriducibile.
Ieri sera, nel chiudere la valigia, se ne è spuntata con una busta di cartone con su disegnato Babbo Natale. Dentro c’era un pandoro in miniatura, almeno una ventina di torroncini piccoli e qualche cartoccio con la cotognata (che a me piace tanto). Forse l’ho fatto un po’ troppo stupidamente, ma le ho detto che non potevo portare “anche” quell’ennesima busta. Ero già carico come un asino: valigia grande, valigia piccola e zaino. Non si è arresa. Stamattina sono arrivato a casa, qui a Roma, ho aperto la valigia e, tra le mutande e le calze, ho trovato una “stecca” intera di un torrone bianco alle mandorle, il mio preferito.
Come si dice? La mamma è sempre la mamma? Beh, è vero…
P.S.: se mi trovate riverso a terra con la bava alla bocca, è solo un eccesso di torrone, tranquilli!

Inutile

venerdì, 5 gennaio 2007

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Ok, lo ammetto…
Ho aspettato sveglio fino all’ultimo secondo. Ho atteso che le lancette del mio orologio si trovassero esattamente sul numero 12. Tutt’e tre! Allora ho cominciato a considerare quello scarto di pochi minuti che ci può essere tra un orologio e l’altro. Passati anche quelli, ho spento il cellulare, ho tolto gli occhiali e mi sono tirato le coperte fin sotto il naso. Alle 03:25 mi sono svegliato di soprassalto. Nel momento in cui ho allungato la mano per cercare nel buio il telefonino, mi sono reso conto che era inutile. Dentro di me, era come se sapessi che non sarebbe arrivato alcun messaggio. Ma, e questa è forse la contraddizione più grande, ho continuato ad aspettare. Stamattina, a 3842 metri di altezza, sulle piste da sci, mentre il vento sferzava i miei capelli e congelava ciò che, mio malgrado, usciva dai miei occhi. L’ho aspettato fino ad adesso. Sono rientrato al residence, ho chiuso la porta alle mie spalle e… ho spento il cellulare. Rimarrà spento per un bel po’. E anche se sarà acceso, per me sarà come morto. Se qualcosa dovesse arrivare, non credo che comunque ne sarei felice. Almeno, non quanto lo sarei stato se fosse arrivato ieri. Il tempo passa.
Oggi ho già ventiquattro anni e un giorno. Excuse moi!
P.S.: ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite, NON è puramente casuale (Carmen docet!)…