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Ok. Dovevo farlo da tanto tempo.
Ma, ogni volta, rimandavo di qualche giorno. “C’è ancora tempo”, mi dicevo. Ma tempo non ce n’era più. Era già nato un altro bambino e non potevo ancora stare legato a quello di prima che, nel frattempo, era cresciuto; camminava con le sue gambe, mi dava soddisfazioni, si era fatto conoscere da un sacco di gente. Ma c’erano giorni in cui lo odiavo, non sembrava nemmeno mio figlio. Scosso da un’incredula emozione, mi sono fatto coraggio, ho navigato tra le sue acque un’ultima volta, l’ho guardato negli occhi con la consapevolezza di non poterlo rivedere mai più, ho estratto il coltello dalla tasca e ho colpito. Post dopo post, commento dopo commento, foto dopo foto, l’ho ucciso. L’ho fatto a pezzi e ora di lui non rimane più nulla, se non scarsi brandelli. “Era diventato un’altro”, tenterò di difendermi a chi mi accuserà. A chi, di certo, questo mio gesto non piacerà. Ho ucciso il vecchio e maturo blog e gli ho preferito questo acerbo e a tratti insignificante sito. Appena nato… l’altro è appena morto.



