Ricordi…

Era il 29 novembre del 2006. Stavo a Roma da una settimana.
E’ una mattina strana.
Mi sono svegliato alle sei e mezza e non sono più riuscito a riprendere sonno. Ho pensato alla Sicilia, alle strade beige e polverose dell’entroterra, alla granita d’estate, al profumo del mare. Ho fatto una doccia, e poi ho preso un tè alla vaniglia che ho trovato in una erboristeria vicino al Colosseo. E ora sono seduto davanti al pc del mio coinquilino. Alle undici ho lezione e preferisco uscire il più tardi possibile, perchè ancora il sole non è alto e in città, tra palazzoni e grattacieli, non si fa notare prima delle undici. Metterò la sciarpona lunga che mi piace tanto, sistemerò gli occhiali sul naso, aggiusterò la borsa sulla spalla e uscirò, ricordandomi di chiudere il gas e la porta. Scenderò in strada, davanti casa, probabilmente aspetterò un minuto scarso e prenderò il 163 (oppure il 443, o il 448, anche se il 211 porta pure all’università). Sul bus rimarrò alzato, con la faccia incollata al finestrino (evitando di incollarla troppo sennò non si staccherebbe più). Mi accorgerò solo in quel momento di calma che mi è venuto un piccolo herpes all’interno del labbro e mi chiederò come sia possibile, visto che è da un bel po’ di tempo che non bacio nessuno. Sferragliando arriverò al Piazzale del Verano (dove c’è un fantastico cimitero monumentale che, prima o poi, visiterò), mi incolonnerò nella fila di ragazzi che vanno all’università e lì la mia particolarità, la mia originalità, il mio essere unico si perderà in una miriade di persone, sentimenti e aspetti diversi. Come al solito, cercherò di evitare quelli che distribuiscono volantini e quelli (ancora peggio) con il tavolino per le firme. Non sono in vena nè di solidarietà, nè di politica per ora. Da un po’ di tempo a questa parte esisto solo io. Mi rendo conto di essere un egoista ma, da bravo egoista, me ne sbatto! Mi infilerò nella mia Facoltà che, sempre di più, sento davvero mia… Salirò le scale, girerò a sinistra e arriverò nel MIO Dipartimento: Studi Orientali. Girerò un po’ lì, mi siederò per terra (visto che non ci sono sedie) e studierò aspettando che inizi la lezione. Ogni tanto osserverò le persone passare, perchè non lo dimentico il consiglio di una persona: “trovati qualcuna con cui stare bene”. Cazzo, una lacrima sulla tastiera! Antonio mi ammazza! Comunque, entrerò a lezione. Ascolterò estasiato la prof parlare delle immagini del Buddha nell’arte del Gandhara e penserò all’Asia, all’India, a un viaggio che, prima o poi, farò davvero. La mia mente scivolerà su distese di terre, su fiumi, persone, case. E sognerò qualcuno accanto a me, qualcuno che non mi ha dimenticato. Qualcuno che ci sarà, nonostante magari entrambi avremo davvero trovato qualcuno con cui stare bene. Finita la lezione, mangerò qualcosina, prenderò un caffè zuccherato (almeno 2 cucchiaini e mezzo) e girerò per Roma. Roma. Galleria Alberto Sordi. Libreria Feltrinelli. Secondo Piano. Caffetteria. Ti siedi, prendi qualche rivista, ordini un tè e leggi. Scambi occhiate con qualcuno. E poi giri un po’ tra i libri. E sai che, nella zona architettura, ci trovi le studentesse di architettura (un po’ snob, ma simpatiche), nella zona letteratura ci trovi qualunque tipo di persona (di norma immersa nella lettura “a scrocco”), nella zona cinema ci trovi delle pazze scatenate che sanno tutti i film di Mario Monicelli a memoria, nella zona… Potrei continuare all’infinito ma ho bisogno di respirare aria nuova. Uscirò fuori. Il sole sarà di nuovo basso e questo significherà che sarà ora di tornare a casa. Di nuovo metro, autobus e piedini per raggiungere casa. Aprirò la porta, butterò le scarpe in camera, parlerò un po’ con Antonio. Preparerò la cena (visto che mi piace farlo), mangeremo, Antonio laverà i piatti (in base a un tacito accordo, la sera io cucino e lui lava). E poi a letto (tranne di sabato). E tutto ricomincia da capo…



