Inutile

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Ok, lo ammetto…
Ho aspettato sveglio fino all’ultimo secondo. Ho atteso che le lancette del mio orologio si trovassero esattamente sul numero 12. Tutt’e tre! Allora ho cominciato a considerare quello scarto di pochi minuti che ci può essere tra un orologio e l’altro. Passati anche quelli, ho spento il cellulare, ho tolto gli occhiali e mi sono tirato le coperte fin sotto il naso. Alle 03:25 mi sono svegliato di soprassalto. Nel momento in cui ho allungato la mano per cercare nel buio il telefonino, mi sono reso conto che era inutile. Dentro di me, era come se sapessi che non sarebbe arrivato alcun messaggio. Ma, e questa è forse la contraddizione più grande, ho continuato ad aspettare. Stamattina, a 3842 metri di altezza, sulle piste da sci, mentre il vento sferzava i miei capelli e congelava ciò che, mio malgrado, usciva dai miei occhi. L’ho aspettato fino ad adesso. Sono rientrato al residence, ho chiuso la porta alle mie spalle e… ho spento il cellulare. Rimarrà spento per un bel po’. E anche se sarà acceso, per me sarà come morto. Se qualcosa dovesse arrivare, non credo che comunque ne sarei felice. Almeno, non quanto lo sarei stato se fosse arrivato ieri. Il tempo passa.
Oggi ho già ventiquattro anni e un giorno. Excuse moi!
P.S.: ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite, NON è puramente casuale (Carmen docet!)…

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