Un anno in più
Anche quest’anno è arrivato il fatidico giorno in cui mi appresto a constatare che in fondo è vero che il tempo passa. I miei anni diventano così ventiquattro e lentamente mi avvicino al traguardo del quarto di secolo. Un volta, quando ero bambino, consideravo inutili gli anni tra i diciotto e i trenta, tra la conquista di una presunta maturità e il tempo in cui ci si doveva formare una famiglia propria. Adesso mi rendo conto che mi sbagliavo di grosso; sono questi gli anni in cui sto crescendo, in cui mi accorgo di fare minchiate o mi congratulo con me stesso per ciò che faccio nei momenti di crisi. Li sto vivendo questi anni “inutili” e il destino oggi mi ha messo di fronte alla realtà: due occhioni azzurri. Mi guardavano e, nel silenzio, mi facevano decine di domande. Lei mi osservava e, istintivamente, io le sorridevo. Il cappuccio peloso del cappotto incorniciava un visino tondo e accalorato, ma lei non ricambiava il mio sorriso. Continuava a guardarmi e a tirare sù con il naso. Mi sono sentito “vecchio”. Ho sentito tutto il peso dei miei ventiquattro anni. Fissavo i miei occhi scuri dentro i suoi, non sorridevo più e una gran tristezza mi stava opprimendo. Lei dovette accorgersene e scoppiò in lacrime. Il padre cercava di consolarla e le chiese in francese se le andava di sedersi accanto a me. Forse pensava che la bambina fosse stanca. Ma la piccola oppose un netto rifiuto alla proposta del papà. Io rimisi le cuffie nelle orecchie, le sorrisi un’ultima volta e mi girai verso il finestrino, prima che lei potesse diventare nuovamente triste. Qui nevica oggi. Anche dentro me nevica. I fiocchi si posano senza far rumore, così come i miei pensieri passano senza che io li percepisca. Credo che qualcuno mi stia pensando. Lo sento quando accade. Spero solo che lo sentano anche gli altri, quando sono io a pensarli. Auguri a me stesso. Che possano essere i migliori ventiquattro anni della mia vita!
P.S.: tra i miei diciotto anni (passati nel periodo più bello della mia vita, finora) e i miei trent’anni (che passeranno senza che io mi sia formato una famiglia tutta mia) c’è l’Antonio di adesso. Non c’è nessuno che vuole scoprirmi? Nessuno che voglia fare un giro?



